22 aprile giornata della Terra, per non “sprecare” il dolore che stiamo vivendo

Di Francesco Dellagiacoma, vice presidente PEFC

Quest’anno la giornata cade nel periodo di chiusura per il contenimento del coronavirus per cui l’adesione e le azioni saranno online, ma non meno rilevanti: la questione climatica è più importante che mai e ora diventa essenziale la discussione su come ripartire, affrontando le conseguenze della chiusura globale e della più grande crisi economica del dopoguerra. Imparando da questo tragico avvenimento, che ha messo allo scoperto la fragilità del sistema (sanitario, economico, sociale), che ha creato ricchezza e benessere ma è finalizzato a gestire la situazione ordinaria, trovandosi in grave difficoltà di fronte ad un pericolo straordinario, peraltro annunciato da precedenti epidemie (SARS, aviaria).

Ora si tratta di ripartire e si apre la grande questione del come: mentre i contagi si riducono (lentamente) gli esperti sono al lavoro per salvaguardare la sicurezza e rendere compatibile la graduale ripartenza, per attività, fasce di età, aree geografiche, risultati dei monitoraggi. Saranno necessarie ulteriori risorse importanti per i monitoraggi di chi rientra al lavoro e per le misure di sicurezza, che si aggiungono a quelle necessarie per le esigenze di persone, famiglie e imprese dopo due mesi di chiusura forzata: serviranno ingenti risorse pubbliche e solidarietà. Sarà la più grande crisi economica del dopoguerra e l’Italia è già fortemente indebitata: si dovranno fare delle scelte, la crisi climatica è ancora lì e chiede di introdurre cambiamenti significativi per evitare ripercussioni drammatiche in termini di aumenti di temperatura, cambiamenti di regime delle piogge, livello dei mari, microplastiche negli oceani e nelle catene alimentari. Le crisi sono anche opportunità: per prendere decisioni importanti, c’è un nuovo senso di urgenza e di possibilità. NON SPRECHIAMO IL GRANDE DOLORE che abbiamo vissuto: bisogna finalizzare i sostegni alle attività sostenibili, rafforzare il percorso verso l’economia circolare, ridurre significativamente il sostegno alle attività clima-alteranti, introdurre vincoli (ambientali e sulle retribuzioni) per le attività che beneficeranno dei (necessari) aiuti pubblici; e creare percorsi preferenziali per i contributi di solidarietà alle attività sostenibili e a favore dei più deboli (ampliamento delle deduzioni fiscali). Se non ora quando? PEFC si impegna su questo percorso.

Autore dell'articolo: Redazione

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