Aspettando il Governo “Draghi” sui fondi Next Generation EU per le foreste italiane

Di Luca Rossi e Antonio Brunori           

Il fondo approvato nel luglio 2020 dal Consiglio Europeo per sostenere gli Stati membri colpiti dalla pandemia di COVID-19 per ora non andrà a sostegno degli interventi di tutela e salvaguardia delle aree forestali italiane e dei territori a queste connessi

Nelle scorse settimane infatti, il Governo “Conte” si è trovato a decidere su come e dove indirizzare gli oltre 200 miliardi di Euro messi a disposizione dello Stivale con il Next Generation EU, e a valutare il progetto di Forestazione e Tutela dei boschi proposto dal MIPAAF (Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali) per il quale era stato programmato un miliardo di Euro, quindi lo 0,4% del totale del fondo. Ma proprio nei giorni della crisi di governo, nel pieno delle decisioni politiche, strategiche e finanziarie, i fondi inizialmente destinati a questo progetto sono stati esclusi dal piano, in quantoè stato ritenuto che gli interventi potranno invece essere realizzati con i fondi del FEASR (Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale), quindi attraverso il secondo pilastro della PAC (Politica Agricola Comune).

Questa decisione ha suscitato dissenso tra gli esperti del settore e le parti interessate, che ritengono che le iniziative previste dal MIPAAF con i fondi del Next Generation EU avrebbero dovuto fungere da complemento rispetto a quanto già svolto in ambito forestale dalle azioni del PSR (Programma di Sviluppo Rurale) con i fondi FEASR.

La strategia Comunitaria di spesa del fondo Next Generation EU prevede infatti, tra le missioni, la Rivoluzione Verde e la Transizione Ecologica, di cui una delle linee progettuali è la Tutela del Territorio e della Risorsa Idrica, e la proposta del Ministero sarebbe andata verso questa direzione attraverso interventi a favore della riduzione delle aree forestali soggette a dissesto idrogeologico.

Le azioni da attuare sarebbero state quattro: estensione della gestione forestale sostenibile sulle superfici sottoposte a vincolo; interventi di manutenzione e sistemazione straordinaria di opere di idraulica forestale; interventi di prevenzione degli incendi boschivi e di ricostituzione e restauro delle aree forestali degradate; interventi di manutenzione del territorio rurale, dei canali, e della rete idrica minore.

L’opinione di chi ha esperienza nel settore forestale, infatti, è che non ci sia, nelle due politiche, sovrapponibilità negli obiettivi specifici e puntuali per gli interventi sui boschi.           
Da un lato, le politiche di Sviluppo Rurale riconoscono la selvicoltura come strumento per lo sviluppo socio-economico del territorio e la salvaguardia del patrimonio forestale stesso; dall’altro, con i fondi Next Generation EU si sarebbe voluto e dovuto mettere in campo azioni di prevenzione e di ripristino delle aree colpite da incendi o da calamità naturali
In particolar modo, la grande differenza che ci sarebbe stata, e il conseguente vantaggio che si è perso, consiste nella diversità dei regolamenti tra i due meccanismi di finanziamento: un sistema più complesso e articolato, e quindi più lento, spesso vincolato alla presenza di specifici ed esclusivi requisiti dei beneficiari, ancorato alle scelte che ogni Regione effettua in merito alle misure del PSR, secondo la linea del FEASR; e un sistema più rapido e più immediato, unitario e coordinato sul territorio nazionale, proprio perché avrebbe previsto semplificazioni nell’attuazione, secondo la linea del Next Generation EU.

Per approfondire la tematica più nel dettaglio e per apprezzare il contributo di alcuni esperti, sono disponibili due videointerviste di Luigi Torreggiani della Rivista Sherwood (Compagnia delle Foreste) con Raoul Romano (CREA Politiche e Bioeconomia) e con Renzo Motta (Università degli Studi di Torino, SISEF), del 13 e 14 gennaio scorsi.

La proposta del MIPAAF per l’utilizzo del fondo Next Generation EU si configurava come soluzione coordinata e immediata per interventi di ripristino, di messa in sicurezza, di gestione, e di recupero, delle sistemazioni idraulico forestali, unicamente nei territori sottoposti a vincolo idrogeologico in area montana e collinare. 

Con il nuovo Governo Draghi si spera che questa opportunità per il settore venga riconsiderata, magari nella sua forma originale, cioè col nome “Gestione forestale sostenibile, manutenzione dei sistemi di idraulica forestale, gestione e manutenzione del territorio rurale”, riportandone i fondi nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) cioè il programma di investimenti che l’Italia deve presentare alla Commissione europea nell’ambito del Next Generation EU, come auspicato da tutti gli attori del settore forestale.

Foto di Sara Kurfeß

Autore dell'articolo: Redazione

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