Biodiversità, foreste, api e servizi ecosistemici: e nuove sfide per PEFC e WBA

Di Gianfranco Caoduro – Presidente onorario di World Biodiversity Association onlus 

I naturalisti stimano che i tre quarti delle specie presenti sulla Terra vivano nelle foreste tropicali. La distruzione sistematica di questi ecosistemi, che si protrae ormai da almeno 40 anni, sta causando la sesta estinzione di massa, cioè la scomparsa di decine di migliaia di specie ogni anno. Nel tentativo di arrestare le perdite, le Nazioni Unite dichiararono il decennio 2011-2020 “Decade della Biodiversità”; in questo periodo, però, le cose non sono migliorate. Al contrario, la riduzione delle superfici forestali nelle aree tropicali ha visto ulteriori accelerazioni, facendo diventare la distruzione di foreste tropicali e la perdita di biodiversità due gravissime emergenze planetarie. A questi fenomeni si aggiunge anche l’emissione in atmosfera di decine di miliardi di tonnellate di CO2, prodotte ogni anno da attività antropiche poco attente agli equilibri biogeochimici del Pianeta. In sintesi, stiamo assistendo ad una crisi ambientale senza precedenti che, secondo molti scienziati, potrebbe a breve assumere caratteri di irreversibilità.

È pertanto necessario agire in fretta, creando le condizioni più adatte per bloccare i processi distruttivi a carico di foreste, biodiversità e suoli, individuando nuovi modelli in grado di garantire, nel contempo, produzione e conservazione degli ecosistemi. In quest’ottica, dal 2004, agisce la World Biodiversity Association onlus (WBA), che promuove la sostenibilità ambientale, sociale ed economica, anche attraverso lo standard di certificazione “Biodiversity Friend”, creato con l’obiettivo di indirizzare l’agricoltura verso modelli colturali più attenti alla tutela del territorio e del paesaggio.

Sugli stessi principi agisce dal 2001 PEFC Italia, che promuove la gestione sostenibile delle foreste e delle piantagioni arboree attraverso due specifici schemi di certificazione e la ricerca di nuovi criteri per valutare la conservazione della biodiversità e dei servizi ecosistemici, a garanzia di un impatto minimo delle attività selvicolturali sulla diversità biologica dei boschi e sulla qualità di aria, acqua e suolo. Ed è proprio su queste basi condivise, che PEFC Italia e WBA onlus hanno iniziato nel 2019 una collaborazione che si sta concretizzando nella ricerca di nuovi “indici di biodiversità” da applicare sia alle foreste delle zone temperate, sia alle foreste tropicali. Inoltre, in collaborazione con alcuni apicoltori, stanno per essere sviluppati nuovi progetti per valutare i benefici prodotti dall’inserimento in ambienti naturali di colonie di Apis mellifera in termini di incremento dei servizi ecosistemici. In tale ambito, il più rilevante appare il servizio di impollinazione e riproduzione della maggior parte delle piante spontanee, le quali contribuiscono attivamente alla riduzione dei fenomeni erosivi del suolo, al consolidamento di aree marginali e allo stoccaggio di grandi quantità di CO2.

Autore dell'articolo: Redazione

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