Chimar

Anche nel settore imballaggi, avere certificazioni ambientali aiuta a ottenere clienti. E’ la via scelta dalla Chimar
di Modena, che si è certificata Pefc. Tra i suoi committenti: Lamborghini e le Nazioni Unite.
Investire sulla sostenibilità ambientale paga nei settori industriali più impensabili. Anche in quelli apparentemente
lontani dal grande pubblico e nei quali sembra vincere solo chi fa il prezzo più basso.
Da Modena arriva un esempio interessante: nel capoluogo emiliano, dal 2000, opera la Chimar. Area di produzione:
imballaggi in legno. Non un’azienda che si rivolge ai clienti finali ma ha come interlocutore le altre aziende. Tra i suoi
committenti, imprese piccole e medie. Ma anche grandi marchi e realtà note in tutto il mondo. Due su tutti: la storica
casa automobilistica Lamborghini e la sede delle Nazioni Unite di Brindisi, che ospita la base di pronto intervento Onu a
sostegno delle operazioni di pace, dalla quale partono aiuti di prima necessità entro 24 ore dalla richiesta.
Tre anni fa, i vertici di Chimar decidono di produrre imballaggi certificati secondo lo schema Pefc, per essere sicuri di
utilizzare materie prime provenienti da foreste gestite in modo sostenibile. “L’imballaggio che accompagna il prodotto
nella fase di consegna è la prima immagine che un’azienda fornisce di sé al mercato”, spiega l’amministratore delegato,
Marco Arletti. “La scelta dell’imballaggio rappresenta quindi un processo che deve tenere conto di diversi elementi dove
tra questi non deve mancare il rispetto per l’ecosistema terrestre. L’utilizzo di legname che proviene da foreste in cui le
popolazioni locali sono tutelate in base a principi riconosciuti in tutto il mondo, contribuisce a diffondere questa nuova
cultura di impresa oltre che alla salvaguardia dell’ambiente, patrimonio di tutti”.
Ovviamente la scelta ha un costo: l’azienda avrebbe potuto seguire la strategia di molti suoi concorrenti di puntare
solo ad abbassare i prezzi. La strada intrapresa è originale. “Ma nel medio periodo, vincente e inevitabile. E intanto, chi
magari non acquista i nostri prodotti, ha di noi un’immagine positiva”, sostiene Arletti. “Temi quali la responsabilità
sociale d’impresa, l’ecosostenibilità di un’attività economica stanno diventando sempre più sentiti tra le aziende che
devono far presa sul pubblico. E poter dire di utilizzare imballaggi che non danneggiano il nostro patrimonio forestale è
un elemento utile. Ovviamente, puntare sulle certificazioni ha per noi un costo, ma chi intraprenderà la strada per primo,
ne sarà avvantaggiato”.
Oltre allo schema Pefc (che tra l’altro è valso all’azienda il Premio Responsabilità Sociale d’impresa 2008 conferito
dalla provincia di Modena), la Chimar ha quindi adottato altre certificazioni: come lo standard ISPM 15, che prevede un
trattamento a calore del legno per evitare la diffusione di organismi nocivi. O come la certificazione europea AEO
(Authorized Economic Operator) che comprova il rispetto degli obblighi doganali, la trasparenza del sistema contabile,
la solvibilità finanziaria dell’azienda e il rispetto di adeguate norme di sicurezza.
Il passaggio successivo della strada verso la Green Economy è stato quello di investire risorse per prodursi “in casa”
energia pulita, attraverso un innovativo impianto di cogenerazione a biomassa. Tradotto per comuni mortali: una
centrale che produce energia elettrica attraverso i residui di lavorazione di legno e cartone. “Per questo impianto –
spiega Arletti – abbiamo investito 700 mila euro che contiamo di ammortizzare in un arco di quattro anni. Una volta
ripagati i costi, risparmieremo sulla bolletta elettrica e renderemo totalmente autosufficiente il nostro stabilimento di
Limidi di Soliera (Modena)”. Dal punto di vista ambientale, tra l’altro, il nuovo impianto – inaugurato a fine giugno e
operativo da ottobre – assicura 190 tonnellate di CO2 in meno ogni anno.
Scheda
CHIMAR
www.chimarimballaggi.it
Sede: Limidi di Soliera (Mo)
La Chimar è un’azienda modenese che opera dal 2000 nel settore degli imballaggi. La peculiarità della sua scelta è stata
di puntare sulle certificazioni di sostenibilità ambientale e forestale per i propri prodotti, come il Pefc. Tra i suoi clienti,
grandi marchi come Lamborghini e la Base di Pronto intervento delle Nazioni Unite che ha sede a Brindisi. L’azienda
inoltre, per evitare di far finire tra i rifiuti gli scarti di lavorazione, ha investito 700 mila euro per realizzare un impianto
di cogenerazione che produce energia elettrica da scarti di legno e cartone. Energia pulita che renderà energeticamente
autosufficiente il loro stabilimento di Limidi di Soliera (Mo).

Ultimo aggiornamento 31 Agosto 2011

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