Deforestazione e commercio illegale di animali vivi fra le cause del coronavirus

Di Eleonora Mariano
In questi giorni di metà marzo 2020, nel mezzo della crisi sanitaria legata alla diffusione del “Coronavirus Sars-Cov-2” e alle soglie della nona giornata Internazionale delle Foreste, istituita nel 2012 dalle Nazioni Unite per accrescere la consapevolezza sull’importanza di questi preziosi ecosistemi, è stato pubblicato dal WWF un report che mette in relazione il diffondersi del virus proprio con lo sfruttamento insostenibile delle foreste in molte aree del Pianeta.
Ma qual è il legame tra foreste e le cosiddette “malattie emergenti”?
Non è, infatti, immediato pensare che possa effettivamente esistere un collegamento tra foreste e COVID-19.
Secondo il report “Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi tutelare la salute umana conservando la biodiversità”, invece, molte infezioni (Ebola, AIDS, Sars, influenza suina, influenza aviaria) possono essere considerate come eventi legati all’impatto dell’uomo sugli ecosistemi naturali. Negli ultimi decenni, infatti, molte “malattie emergenti” hanno avuto origine nei mercati di metropoli dell’Asia o dell’Africa, luoghi in cui il commercio illegale prodotti e animali selvatici è molto frequente.
Questi episodi possono così portare alla creazione di pericolose occasioni di contatto tra uomo e malattie di animali selvatici che, attraverso il fenomeno dello “spillover” (cioè del salto che permette al patogeno di passare da una specie ospite a un’altra), possono arrivare ad infettare l’essere umano. 
Oggi, anche se non è conosciuta con esattezza l’origine del COVID-19, viene ritenuto molto probabile che questa possa essere imputata proprio al commercio illegale di animali selvatici vivi o di loro parti e al passaggio del virus da animale ad essere umano.
Ovviamente in questo quadro, la pressione e la distruzione di habitat e biodiversità in molte aree forestali del mondo, è un elemento che può essere in grado di rompere gli equilibri ecologici che possono contrastare i virus responsabili delle malattie sopracitate, creando condizioni che favoriscono la loro diffusione. Al contrario, la gestione sostenibile delle foreste e la conservazione spazi dedicati al mantenimento degli equilibri ecologici, sono azioni che possono essere funzionali al mantenimento della distanza tra determinate specie animali potenzialmente portatrici di infezioni ed essere umano. 
È ancora una volta, quindi, sempre più evidente la necessità di cambiare i comportamenti e gli stili di vita individuali e collettivi, riducendo la nostra impronta ecologica e scegliendo prodotti in grado di assicurare il benessere e il mantenimento degli ecosistemi forestali. È ancora una volta sempre più evidente che nel mondo attuale tutto è connesso e che il comportamento di un singolo individuo può avere effetti sull’intera collettività.
E questo è uno degli insegnamenti che questa crisi sanitaria globale, alla fine dei conti, ci sta duramente lasciando: tutto è connesso e ogni individuo ha un ruolo cruciale nel mantenimento del difficile equilibrio tra tutte le componenti biotiche e abiotiche del Pianeta.  

Autore dell'articolo: Redazione

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