Il mercato italiano della carbonella, uno studio PEFC nell’ambito del progetto Carega

Di Francesca Dini

PEFC è partner di CAREGA (Carbonella certificata per l’Attivo Recupero dell’Economia e della Gestione Ambientale delle piccole dolomiti), progetto finanziato nell’ambito degli interventi previsti all’interno del PSR Veneto 2014-2020 tramite le misure 16.1 e 16.2 a partire dal 2019. Nei suoi anni di attività, il progetto mira a ottimizzare la filiera foresta-legno locale al fine di utilizzare in maniera efficiente tutte le parti ottenibili dagli alberi. Cercando di dare valore a quei prodotti legnosi aventi valore limitato se non addirittura nullo, trasformandoli in un nuovo prodotto ad alto valore aggiunto, come la carbonella per barbecue.

Il valore economico del progetto è ben chiaro se si considera che a livello mondiale circa la metà del materiale legnoso prelevato dalle foreste è utilizzato per fini energetici e il 17% del totale è convertito in carbone vegetale (FAO, 2017). Questa costante crescita della domanda di carbone ha infatti reso questo mercato molto ricco e attraente, considerando gli 1,3 milioni di tonnellate all’anno di carbone importato in Europa con un valore economico di circa 520 milioni di dollari.

Il valore economico di questi valori, però, rischia di non essere altrettanto immediato. Le stesse statistiche FAO vedono infatti l’Africa come il principale produttore di carbonella, con oltre il 56% della produzione mondiale. Ed è proprio la produzione di carbone vegetale una delle maggiori cause di deforestazione nel continente, attività responsabile non solo di forti ripercussioni sulla produzione di gas a effetto serra e anche di danni alla salute dell’uomo.

L’Italia come la maggior parte dei Paesi industrializzati, non riesce a produrre internamente la quantità di carbonella sufficiente a soddisfare la richiesta, importando una quota pari a 60.000 tonnellate. L’uso e l’acquisto di carbonella in Italia è significativo e presenta interessanti caratteristiche. Dagli studi condotti dal PEFC Italia, il 45% dei prodotti valutati risulta avere un valore al kg inferiore ai 2 euro e le caratteristiche maggiormente considerate si concentrano sulla facilità d’accensione, la volumetria della confezione e sulla bassa quantità di polvere prodotta, ponendo poca attenzione sulla specie usata (10%), sul Paese d’origine del prodotto (20%) oppure sulla certificazione di origine – cioè di catena di custodia (25%). 

L’attività del progetto Carega vuole quindi ispirare un cambiamento portando alla creazione di una buona prassi dove la gestione selvicolturale attiva, la valorizzazione di boschi italiani e la certificazione PEFC, si trasformano in validi alleato all’approvvigionamento legale e sostenibile, oltre che all’utilizzo di fonti di energia rinnovabili.

Analizzando nel dettaglio i benefici della produzione del carbone da fonti locali e sostenibili, risulta chiaro che il progetto può dimostrare la fattibilità di un equilibrio tra esigenze sociali, ambientali ed economiche, ottenuto grazie alla creazione di un mercato basato sul carbone sostenibile e legato all’utilizzo di biomassa locale, prodotto con l’introduzione di processi di produzione del carbone vegetale più efficienti e di piccola scala. 

Nonostante i lati positivi di questa progettualità, bisogna comunque fare i conti con l’assenza di una leva normativa obbligatoria che rende questo obiettivo difficilmente raggiungibile in tempi brevi, poiché il carbone, formalmente, non è considerato nel Regolamento Europeo 995/2010, Timber Regulation. Al momento ci si aspetta quindi che il mercato continuerà a basare le proprie scelte unicamente sulla convenienza economica, che in questo settore è a discapito della protezione della salute e dell’ambiente.

Per maggiori informazioni sul progetto https://www.progettocarega.it/it/

Autore dell'articolo: Redazione

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