Il ruolo della selvicoltura come fattore attivo di biodiversità

Di Lucio Sottovia

Il bosco si sviluppa in modo dinamico. Il cambiamento climatico crea nuove tensioni. La gestione forestale nella rete Natura 2000 punta sulla resistenza resilienza degli ecosistemi, correlata alla biodiversità e alla naturalità. Queste le tematiche affrontate nell’ editoriale di Lucio Sottovia, forestale e botanico, direttore Ufficio Natura 2000 della Provincia di Autonoma di Trento.

Il bosco e la selvicoltura. La verità dell’uno e le ragioni dell’altra si sono intrecciate nella storia, lasciando tracce evidenti nel territorio.
Il bosco è il compimento di un lento processo di naturalità in ambito terrestre. L’uomo si è inserito da lungo tempo in questo processo, e continua a farlo, sulla spinta delle proprie ragioni d’essere e della propria cultura; talora sovvertendo gli equilibri di ciò che si è formato nel tempo, talora ricreandone di nuovi. La selvicoltura può e deve maturarsi in questa sintesi, generando nuovi assetti di biodiversità e di stabilità.
Dal canto suo il bosco reagisce e si trasforma, ma rimane connesso alla sua verità, che non sempre corrisponde alle nostre attese di stabilità e di perpetuazione del sistema.
È ciò che sembra emergere quando incalzano gli eventi meteorologici estremi, come Vaia, e quando la tensione del riscaldamento climatico lascia presagire nuovi modelli di estensione del bosco in alta quota, forme regressive di composizione e disarticolazioni delle tessiture. Allo stesso tempo l’innesco di fitopatologie nuove e una maggiore virulenza di quelle già conosciute, oltre al ritorno di alcune criticità di rigenerazione naturale che sembravano ormai sopite, aggiungono ulteriore irrequietezza nel settore forestale.
D’un tratto il bosco sembra aver perso le sue stesse regole di omeostasi, ma si tratta forse di regole solo presunte o non ancora conosciute al meglio. Oppure ancora, come qualcuno fa osservare, i boschi sono sistemi assai complessi e non del tutto prevedibili, espressioni di una stabilità mai definitiva. Non esistono regole certe di perpetuazione. Le maggiori certezze risiedono semmai nelle facoltà di resistenza e di resilienza degli ecosistemi boschivi, facoltà correlate positivamente ai fattori di biodiversità e agli equilibri di rapporto fra suolo e soprassuolo. In una parola alla naturalità del sistema.
In questo stesso senso può essere letta la ratio dei principi di conservazione per gli habitat forestali nella Rete Natura 2000.
Il ruolo della selvicoltura come fattore attivo di biodiversità è dimostrato ampiamente e diviene centrale.
La pianificazione forestale può prevedere reti composite di forme colturali a scala diversa, senza escludere anche punti di rilascio alla libera naturalità.
Gli scenari climatici futuri esigono del resto una selvicoltura consapevole, adattativa, scevra da schematismi, attenta al dato reale e concreta. Come e più di sempre.

Autore dell'articolo: Redazione

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