Incendi. Da Uncem linee guida per politiche e azioni efficaci di prevenzione

Di Luca Rossi   

Quella del 2021 non è stata una buona estate per i boschi italiani, colpiti e distrutti da fiamme che hanno percorso lo stivale da Sud a Nord, a partire dalle isole maggiori.

Già nel 2020, rispetto all’anno precedente, la superficie di territorio nazionale bruciato aveva visto un incremento del 18,3%, e i reati accertati tra incendi dolosi e colposi un incremento dell’8,1%, come denunciato in un comunicato stampa congiunto di Legambiente e SISEF del 6 agosto scorso. Gli ettari distrutti erano stati complessivamente 62.623. Le regioni più colpite, Campania, Sicilia, Calabria, e Puglia, che hanno rappresentato l’82% della superficie boscata e non boscata data alle fiamme e il 54,7% degli illeciti rilevati.

Ma quest’anno la situazione è peggiorata ulteriormente. L’aumento riscontrato nel 2021 è di +256% di roghi rispetto al 2020, con la Calabria regione più colpita. 1 miliardo di euro il costo complessivo degli incendi, tra spegnimento, bonifica, ricostruzione. 400 gli incendi di grande dimensione (maggiori di 30 ettari). 5.400 ettari bruciati in una settimana nel solo Aspromonte (RC).

Questi i dati che ha reso pubblici e poi aggiornati al 25 agosto 2021 UNCEM (Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti montani), in un dossier che ha l’obiettivo di offrire strumenti che possano essere utili ai legislatori, all’organizzazione del sistema di allarme e di estinzione nelle Regioni, e alla valorizzazione del capitale sociale e umano sui territori per tutelare e gestire il capitale naturale.

Nel documento vengono illustrati, dati alla mano, dieci punti fondamentali su cui deve incardinarsi la gestione boschiva in Italia (e non solo) e l’attività di prevenzione e tutela.

In primo luogo, l’analisi del patrimonio forestale italiano porta immediatamente a rendersi conto delle dimensioni dell’area con cui si ha a che fare, 11 milioni di ettari (40% della superficie nazionale totale – dal RaF ITALIA 2017-2018). Un Paese di foreste, quindi, va conosciuto e gestito, che è il contrario di abbandono; e qui la voce, almeno tra gli addetti ai lavori, è quasi da plebiscito.

L’invito di Uncem è poi quello a fare chiarezza tra le catene decisionali, andando così a snellire e potenziare anche il coordinamento con i gruppi antincendi boschivi volontari (AIB). Al quarto punto c’è il richiamo alla mappatura e all’implementazione dei bacini idrici per le emergenze, e al quinto l’invito, sempre attuale, all’aggiornamento della sensoristica e degli strumenti necessari per l’estinzione dei roghi boschivi, tecnologia a supporto dei ricercatori e del personale impegnato in prima linea.      
Tanto importante la prevenzione, quindi, quanto la gestione del post-emergenza, in cui la mappatura delle superfici percorse dal fuoco, lo studio e la programmazione di interventi mirati, sesto punto, va svolta con competenza e sinergia.  
Al punto sette, congiuntamente, il ruolo politico e istituzionale degli “Accordi di foresta” e delle “Green Communities” deve portare, di nuovo nel post-emergenza, all’applicazione di normative già esistenti per misure di semplificazione e di promozione dell’economia circolare nella filiera foresta-legno.

Sempre gli “Accordi di foresta” diventano luoghi ideali per superare la parcellizzazione fondiaria (punto otto) e anche per favorire la cooperazione tra imprese forestali e della trasformazione, generando nuove filiere.

Con la consapevolezza che l’Italia è un territorio prevalentemente montano e forestale, quindi, le politiche e le strategie (punto nove) devono essere mirate per le aree montane, per le aree interne, dove lo spopolamento e l’abbandono sta creando non pochi problemi ai terreni, alle foreste, ai versanti, alle economie intere di quei luoghi.

Le conoscenze e le informazioni necessarie per mettere in atto tutte le buone pratiche sopraelencate ci sono, il know how è pronto, e Uncem chiede quindi a gran voce al Governo e al Parlamento 1 miliardo di euro per le foreste italiane (decimo e ultimo punto del dossier), da impegnare nella prevenzione e in azioni di gestione di e selvicoltura preventiva, in attuazione dei Piani antincendio boschivo che tutte le regioni hanno e che sembra non trovino ancora piena attuazione.

Una risposta dalle istituzioni, seppur ancora parziale, è arrivata nei primi giorni di settembre, con il Decreto Legge Incendi, che prevede, oltre ad una riorganizzazione della governancesulla prevenzione, lo stanziamento di 100 milioni di euro per il triennio 2021-2023, per “prevenire gli incendi boschivi nelle aree interne del Paese in cui il rischio di incendio è elevato (…) tenendo conto di quanto previsto dalle classificazioni di carattere regionale elaborate nell’ambito dei Piani antincendio boschivi approvati dalle Regioni”.

Rispetto a quanto considerato necessario e quindi richiesto da Uncem, questo stanziamento risulta vistosamente parziale, ma l’auspicio è che il Governo decida, ascoltando la voce degli addetti ai lavori, di incrementare l’impegno economico al più presto.

Foto di Michael Held, da Unsplash.com

Autore dell'articolo: Redazione

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