L’albero di Natale 2016 di Piazza San Pietro è certificato PEFC

L’abete del Vaticano, che sarà “acceso” il 9 dicembre, proviene dai boschi certificati della Valsugana trentina: una scelta coerente con il messaggio dell’Enciclica “Laudato si’ ” di Papa Francesco. E un esempio di quali regole seguire per la scelta di alberi di Natale a basso impatto ambientale.

20161124_foto_piazzasanpietro_alberopefc L’albero di Natale che è stato donato al Vaticano e svetterà in Piazza San Pietro per tutte le festività natalizie viene dalla Valsugana e precisamente dai boschi certificati PEFC dalla Val Campelle nel comune di Scurelle, nella Provincia autonoma di Trento, ai piedi della catena montuosa del Lagorai. Si tratta di un abete rosso alto 25 metri, certificato per la gestione sostenibile della foresta d’origine: la pianta ha circa 85 anni di vita, ha un diametro iniziale alla base della chioma di 8 metri e un diametro del tronco di 70 cm, pesa 60 quintali e nello stesso giorno in cui è stata abbattuta, domenica 13 novembre, una scolaresca della Valsugana ha piantato 49 alberi (larici e abeti rossi). Un atto simbolico, per sensibilizzare anche le giovani generazioni alla gestione attiva e sostenibile in una zona dove lo scorso autunno sono stati abbattuti alcuni alberi colpiti da un parassita. Con l’aiuto dei Vigili del Fuoco volontari della zona e della Protezione Civile di Trento, l’albero è stato trasportato a valle da un elicottero dell’Esercito Italiano – Reggimento Aves «Antares» di Viterbo e poi adagiato sul Tir che lo ha trasportato su gomma nella capitale dove è arrivato giovedì 23 novembre.
“Ci eravamo già resi disponibili per donare l’Albero alla Santa Sede già nel 2007” – ha dichiarato il sindaco di Scurelle Fulvio Ropelato – “Quando quest’anno ci è stata concessa questa opportunità ne siamo stati onorati.”La tradizione dell’offrire l’abete natalizio è iniziata nel 1982 con Papa Giovanni Paolo II che, per la prima volta, ebbe in dono da un contadino che lo trasportò fino a Roma sul suo camion un abete proveniente dalle foreste della Polonia. Negli ultimi anni quasi tutti gli abeti sono venuti da foreste certificate PEFC italiane ed europee, cioè che forniscono garanzie per la loro gestione sostenibile e responsabile, dove ad esempio ad ogni pianta abbattuta segue sempre una azione di ripristino delle condizioni ambientali ottimali.

Da Piazza San Pietro arriva quindi il miglior esempio di quale sia la scelta ideale per l’albero di Natale, cioè vero e proveniente da boschi ben gestiti. Molto meglio di quelli di cui non si conosce l’origine o addirittura di plastica, che derivano dal petrolio e hanno quindi costi ambientali e di smaltimento molto elevati.

“La scelta della Santa Sede – osserva Antonio Brunori, segretario generale del PEFC Italia – è un grande segnale, coerente con le scelte degli anni scorsi, ai fedeli di quale sia la strada migliore per celebrare le festività natalizie rispettando al tempo stesso il nostro patrimonio naturale. Una posizione in linea con gli importanti messaggi contenuti nell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. L’acquisto dell’albero natalizio infatti è un’azione apparentemente piccola ma che in realtà può trasformarsi in un tassello importante per dare il nostro contributo nella riduzione delle emissioni di gas serra e per orientare il mercato in senso più ecologico”.

Per arredare la propria casa con un abete amico dell’ambiente, il PEFC Italia ricorda che basta seguire cinque semplici regole:

Evitare alberi di plastica. Gli abeti “finti” sono erroneamente considerati i migliori per tutelare il nostro patrimonio boschivo ma in realtà – ricorda uno studio di Coldiretti – i cinque milioni di alberi finti che vengono in media acquistati ogni anno emettono gli stessi gas di sei milioni di chilometri percorsi in macchina. “Poi l’abete in casa respira, assorbe anidride carbonica e rilascia ossigeno, ma anche oli essenziali che purificano e aromatizzano la stanza”, ricorda Antonio Brunori, segretario generale del PEFC Italia.

Leggere sempre l’etichetta. “Sul tagliando che troviamo sull’albero o sul cimale – spiega Brunori – devono essere riportate la provenienza da coltivazioni specializzate, la nazionalità, l’età dell’albero e la non destinazione per il rimboschimento (per evitare mescolanze genetiche e quindi danni alle specie autoctone)”.

Optare per alberi prodotti da realtà forestali certificate Pefc, riconoscibile dal logo presente in etichetta. “Lo schema di certificazione garantisce infatti la massima trasparenza in termini di tracciabilità e rispetto dei nostri territori” prosegue Brunori. “Ci sono centinaia di aziende già certificate. Scegliere loro prodotti significa rafforzare un circolo virtuoso e contribuire a modificare le scelte imprenditoriali delle aziende della filiera bosco-legno”.

Preferire alberi provenienti dal nostro Paese: “Più è vicino il luogo di coltivazione o il bosco dal quale è stato prelevato, meno chilometri farà fino a casa nostra e quindi minore sarà il suo impatto sull’ambiente in termini di emissioni nocive”. Rispettare questa regola non è difficile. Tra la parte purtroppo minoritaria degli abeti circolanti, quelli italiani disponibili sul mercato natalizio derivano per il 90%  da coltivazioni specializzate che occupano oltre mille piccole aziende agricole tricolori. Il restante 10% è venduto senza radici (i cosiddetti cimali o punte d’abete) possono derivare da normali pratiche di gestione forestale che prevedono interventi di diradamento indispensabili per far sviluppare meglio le nostre foreste.

Passate le feste, smaltire l’albero in modo corretto. E in tal senso il rimboschimento non è sempre l’opzione più corretta. “L’abete rosso (il Picea abies che rappresenta circa l’80% di quelli presenti sul mercato nazionale) è un albero spontaneo solo sull’arco alpino e in alcune aree dell’Appennino Tosco-emiliano”, ricorda Brunori. “Piantarli in boschi dove già è presente l’abete significa creare problemi di inquinamento genetico, visto che non si conosce l’origine di quelli ripiantati”. Meglio quindi piantarlo nel giardino di casa, cioè in ambito urbano, per chi ne ha uno. E se l’albero si è seccato durante le feste, va destinato alla raccolta compostabile per permettere la sua trasformazione in compost che verrà poi usato come fertilizzante per nuove piante.

Ufficio Stampa PEFC Italia – Martina Valentini pefcitaliaufficiostampa@gmail.com

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