Di Giuseppe Adamo
Dalla tesi del dottore agronomo Giuseppe Adamo dell’Università di Palermo, premiata a Firenze al Premio tesi di laurea PEFC 2025, nasce una proposta: portare la certificazione forestale anche in Sicilia. Questa storia inizia lontano dai boschi siciliani. Nasce tra le montagne liguri, dove la certificazione forestale PEFC ha permesso a una rete di enti pubblici, imprese e piccoli proprietari di rimettere in moto la gestione attiva dei boschi, migliorando organizzazione, mercati e qualità del lavoro. Da quell’esperienza è nata la mia tesi magistrale all’Università di Palermo, selezionata tra le cinque migliori tesi sulla pianificazione, gestione e certificazione forestale e premiata il 24 novembre 2025 a Firenze, presso l’Accademia Toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria”, con una domanda semplice ma scomoda: perché in Italia solo una parte limitata dei boschi è certificata, nonostante i benefici siano evidenti?
La ricerca ha analizzato il ruolo delle certificazioni forestali di terza parte, in particolare PEFC, come strumento di governance e sviluppo economico: non solo un marchio “verde”, ma un modo concreto per rendere più moderne e competitive le imprese del legno. Attraverso un questionario rivolto a 25 operatori forestali italiani: consorzi, imprese boschive, enti pubblici e privati. Ho indagato perché si sceglie di certificarsi e quali cambiamenti avvengono in azienda dopo la certificazione.
I risultati parlano chiaro. Tra i vantaggi, gli intervistati indicano l’accesso a nuovi mercati e bandi, una reputazione ambientale più forte, maggiore tracciabilità delle filiere, oltre a benefici interni spesso sottovalutati: procedure più ordinate, sicurezza meglio gestita, pianificazione a lungo termine. In molti casi la certificazione diventa l’occasione per fare il punto sulla propria organizzazione e compiere un salto di qualità.
Ma emergono anche svantaggi e limiti: costi diretti e indiretti, burocrazia percepita come pesante, difficoltà per i piccoli proprietari frammentati. Proprio per questo, la tesi dedica ampio spazio al modello della certificazione di gruppo Ra Rampajana e il progetto In Vouderm sperimentato con successo in Liguria: mettere insieme più soggetti sotto un unico certificato, condividendo spese e competenze, ha permesso di portare migliaia di ettari sotto gestione certificata.
Presentare questo lavoro a Palermo e ricevere il riconoscimento a Firenze significa lanciare un messaggio preciso alla Sicilia: esistono strumenti già collaudati per trasformare un patrimonio forestale spesso sottoutilizzato in una leva di sviluppo sostenibile. Adottare e adattare il modello PEFC con sostegno tecnico, cooperazione territoriale e politiche mirate può aiutare i boschi siciliani a fare il salto che altre regioni hanno già iniziato, coniugando redditività, tutela ambientale e opportunità per le comunità locali.


