Nel cuore di una foresta di cedri e abeti sull’isola di Hornby, nella British Columbia canadese, lo studio canadese Daily tous les jours ha realizzato Forest Mixer, un’installazione immersiva che trasforma la voce umana in vibrazione, musica e materia organica sonora. Non è soltanto un’opera d’arte pubblica: è un esperimento poetico di ecologia sensoriale, dove tecnologia e natura smettono di essere opposti per diventare parte dello stesso ecosistema.
Gli autori definiscono Forest Mixer un “voice composting system”, cioè un sistema di compostaggio delle voci, dove i visitatori parlano, cantano o sussurrano in una stazione sonora; da lì, il suono attraversa una lunga struttura tubolare che trasforma gradualmente le parole in armonie, eco e vibrazioni profonde. Alla fine del percorso, la voce si dissolve nel terreno sotto forma di frequenze percepibili dal corpo.
Come riportato dai progettisti, l’esperienza è fisica prima ancora che uditiva: si può appoggiare la mano alla struttura, sedersi o sdraiarsi su una piattaforma vibrante per “sentire” il suono attraversare il legno e il suolo. Le parole perdono il loro significato linguistico e diventano materia vibrante, quasi una forma di nutrimento per il territorio circostante.
L’opera nasce da ricerche sull’ecologia sonora e sugli effetti delle vibrazioni sugli ecosistemi forestali. Alcuni studi recenti suggeriscono infatti che alberi, funghi e microrganismi del suolo reagiscano alle frequenze sonore e ai micro-movimenti del terreno, influenzando processi di crescita e comunicazione biologica.
Forest Mixer traduce questa intuizione scientifica in un rituale collettivo e accessibile: la voce umana non domina la natura, ma entra in risonanza con essa. Il visitatore diventa parte di una composizione più ampia, fatta di vento, richiami di anfibi, rumori del sottobosco e vibrazioni sotterranee.
Il progetto si inserisce in una tendenza crescente del design contemporaneo che esplora il rapporto tra tecnologia e “rewilding”, ovvero il recupero di relazioni più profonde e non estrattive con l’ambiente naturale.
Fondata a Montréal da Mouna Andraos e Melissa Mongiat, Daily tous les jours è nota per installazioni partecipative che combinano arte, urbanistica e interazione sociale. I loro lavori — spesso basati su luce, movimento e musica — cercano di trasformare lo spazio pubblico in uno spazio relazionale.
Con Forest Mixer, però, il focus si sposta dalla città all’ecosistema. La tecnologia rimane sofisticata — sensori, trasduttori vibrazionali, software audio, ingegneria acustica — ma volutamente discreta. Non vuole stupire attraverso l’effetto hi-tech: vuole creare attenzione, ascolto, presenza.
La struttura stessa è stata progettata per interferire il meno possibile con la foresta. È rialzata da terra, sostenuta da basi puntuali che consentono all’acqua, alle piante e agli animali di continuare a muoversi liberamente sotto l’installazione.
In un’epoca in cui il rapporto con la natura è sempre più mediato da schermi e simulazioni, Forest Mixer propone un’esperienza opposta: lenta, corporea, collettiva. Non ci chiede di osservare la foresta, ma di entrare in dialogo con essa.
Il funzionamento dell’installazione e l’esperienza immersiva di Forest Mixer sono raccontati nel video realizzato da Daily tous les jours, dove voce, vibrazione e paesaggio si fondono in un’unica esperienza sensoriale: https://vimeo.com/1153716293


