Interrogarsi sulla “sostenibilità” è oggi un impegno che non può non riguardare imprese, enti locali, comunità che vivono territori, paesi e città. È un esercizio complesso a partire dalla definizione stessa di sostenibilità, che PEFC ha nel suo stesso essere. Esistiamo perché siamo orientati al futuro, alla “casa comune”, al bisogno di garantire nel tempo una efficace gestione e manutenzione delle risorse naturali. Lo abbiamo scritto venticinque anni fa nelle nostre regole, nei protocolli e negli standard. Lo ribadiamo ogni giorno con oltre 1,2 milioni di ettari di foreste certificate, in aumento, e con centinaia di imprese che in quel logo bianco e verde vedono garanzia di valore e valori. L’impegno è comune, nel senso che ci accomuna e ci rende comunità viva che guarda alle foreste quale bene collettivo, per dirlo con Elinor Ostrom, Premio Nobel per l’Economia del 2009, e anche con Papa Francesco, facendo nostra, di tutte e tutti, una Enciclica che ha appena compiuto dieci anni, la Laudato Si’, e che ha ancora tanto da dirci e da muoverci.
L’anno si apre nel segno delle crisi, delle complessità, della “in-sostenibilità”, ancora una volta delle guerre e anche delle tragedie ambientali e sociali. Crans-Montana, il Venezuela, l’Ucraina, la Palestina, il Sudan e i 50 conflitti di una “Guerra mondiale a pezzetti” non sono fronti lontani da noi. Diversi ma accumunati da un filo rosso che non possiamo non cogliere. Insostenibile e inaccettabile. Siamo anche noi, nel nostro piccolo, dentro queste emergenze, siamo parte di quei morti, di quegli uomini e quelle donne che ogni giorno periscono per ingiustizie, disuguaglianze, avidità, peggiori poteri che allontanano politiche e Politica. Non ne siamo indifferenti. Non possiamo essere lontani e anche nel nostro lavoro sui territori vogliamo contribuire a generare coesione, costruire ponti, allargare le sinergie, mettere in campo, a partire dalla nostra mission, dopo un quarto di secolo di PEFC Italia, strumenti per superare frammentazioni e solitudini. In fondo questo impegno è generativo, è l’unico che consente di elaborare nuova fiducia, costruttiva, guardare al molto che unisce piuttosto che a quello che divide. È un passo notevole, che possiamo solo fare insieme, concretamente, con lungimiranza. Che poi è la sostenibilità più vera.
Foto di Enrico Lion


