Il prossimo 21 marzo celebreremo la Giornata Internazionale delle Foreste, un appuntamento istituito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2012 per sensibilizzare sull’importanza vitale di ogni ecosistema boschivo. Il tema scelto per il 2026, “Foreste ed Economie”, sottolinea come il patrimonio forestale non sia solo riserva di biodiversità, ma motore di prosperità: si stima che circa 44 trilioni di dollari – più della metà del PIL globale – dipendano direttamente dagli ecosistemi naturali. Le foreste rappresentano i mezzi di sussistenza di miliardi di persone, fornendo non solo legno, ma anche prodotti non legnosi (dai funghi alle resine) e servizi ecosistemici fondamentali come la regolazione del clima e la protezione del suolo.
Lo stato delle foreste: una fotografia tra mondo e Italia
Secondo il Global Forest Resources Assessment 2025 della FAO, la superficie forestale mondiale copre 4,14 miliardi di ettari, circa il 32% delle terre emerse. Nonostante un rallentamento nel tasso di perdita netta, nel solo 2024 sono andati perduti 8,1 milioni di ettari, un dato che ci pone lontano dall’obiettivo di fermare la deforestazione entro il 2030.
In questo scenario, l’Italia si conferma un caso in controtendenza: la superficie forestale nazionale si attesta intorno agli 11 milioni di ettari, coprendo circa il 37% del territorio. Come riportato nel Rapporto sullo stato delle foreste e del settore forestale in Italia, pubblicato nel 2019, dal secondo dopo guerra, in cui contava circa 7 milioni di ettari, la superficie forestale italiana ha visto un’espansione dovuta principalmente alla colonizzazione spontanea di aree agricole marginali, conseguenza dell’abbandono colturale di collina e montagna. A garantire oggi la salute di queste risorse interviene la gestione sostenibile: a marzo 2026, la certificazione PEFC conta circa 294 milioni di ettari nel mondo. In Italia, il sistema PEFC, con il dato aggiornato a marzo 2026, garantisce la gestione sostenibile di 1.125.135,94 ettari. Tuttavia, la sfida resta aperta: mentre la media europea delle foreste certificate è del 51%, l’Italia si attesta ancora intorno al 10%. Per monitorare questi cambiamenti in tempo reale, strumenti come Global Forest Watch offrono dati preziosi sulle variazioni della copertura arborea a livello globale.
L’ombra della guerra e l’impatto dei conflitti sulle foreste
Mentre le istituzioni celebrano il valore economico dei boschi, la cronaca attuale impone una riflessione sull’insostenibilità anche ambientale della guerra. Le foreste sono oggi vittime di nuove tipologie di conflitto condotte con missili, droni e artiglieria pesante. Uno studio scientifico pubblicato su Scientific Reports (Matsala et al., 2024) documenta come, in Ucraina, il fuoco di artiglieria sia diventato la causa principale di incendi boschivi.
Nel solo 2024, in Ucraina sono bruciati 965.000 ettari, più del doppio dell’area bruciata in tutta l’Unione Europea nello stesso periodo. Il rischio persiste anche dopo il cessate il fuoco: una ricerca su Land Use Policy (Grima & Singh, 2019) rivela che nei cinque anni successivi alla fine di un conflitto, la deforestazione aumenta mediamente del 68% a causa delle pressioni della ricostruzione. Questi temi passano spesso in secondo piano rispetto all’urgenza delle crisi umanitarie, che hanno chiaramente la precedenza, ma rappresentano un’aggressione frontale al futuro del pianeta.
Riconnettersi con la natura nell’ottocentenario di San Francesco
Il 2026 non è un anno qualunque per la nostra coscienza ambientale: ricorrono infatti gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, un anniversario che ci invita a guardare ben oltre la pur significativa ostensione delle sue spoglie. L’eredità del Santo, in parte cristallizzata nel Cantico delle Creature, non rappresenta un semplice manifesto ecologista ante litteram, ma un gesto radicale di riconoscimento della fraternità universale con “sora nostra matre Terra”. Francesco ci insegna a non parlare della natura come di un oggetto esterno, ma a parlare “con” la natura, rifiutando di ridurla a mera “risorsa” economica da spremere e abbracciandola come una “sorella” con cui entrare in una relazione profonda di cura e rispetto.
In questa prospettiva, la certificazione forestale PEFC può essere letta come la traduzione laica e operativa di questa visione: essa trasforma l’ispirazione francescana in un protocollo di responsabilità. Gestire una foresta secondo gli standard PEFC significa riconoscere formalmente che il bosco non è una proprietà assoluta di cui disporre a piacimento, ma un bene comune che abbiamo il compito di custodire per chi verrà dopo di noi, garantendo la continuità di quei servizi ecosistemici – dalla purificazione dell’acqua alla regolazione del clima – che sono alla base della vita stessa. È, a tutti gli effetti, un atto di pace verso la Terra, un modo per onorare il valore intrinseco degli ecosistemi pur integrandoli in una bioeconomia sostenibile.
In occasione di questa Giornata Internazionale, l’invito di PEFC è riportare l’attenzione a come ogni nostra scelta d’acquisto, dal legno per l’edilizia alla carta per ufficio, possa diventare un gesto concreto per onorare il legame indissolubile tra l’umanità e il creato, assicurando che l’economia del futuro sia finalmente in armonia con il respiro delle foreste.


