A trent’anni dalla sottoscrizione della Carta di Fonte Avellana, il futuro delle montagne e delle comunità che le abitano torna al centro del dibattito. Venerdì 16 ottobre 2026, il Monastero di Fonte Avellana, a Serra Sant’Abbondio (PU), ha ospitato il convegno “Trent’anni della Carta di Fonte Avellana. Una nuova stagione di interventi di sviluppo locale per l’Appennino”, promosso dal Consiglio regionale delle Marche.
L’incontro ha rappresentato un’occasione per riflettere sull’attualità dei principi della Carta e sulle politiche necessarie per affrontare le sfide ambientali, economiche e sociali dei territori montani, a partire dal ruolo strategico delle foreste e dalla valorizzazione dei servizi ecosistemici.
Tra i partecipanti, Antonio Brunori, Segretario generale PEFC Italia, e Marco Bussone, Presidente nazionale UNCEM, intervenuti nelle due sessioni dedicate rispettivamente alla gestione sostenibile dei beni agro-silvo-pastorali nell’epoca del cambiamento climatico e allo sviluppo socio-economico delle aree interne.
Gestione forestale sostenibile e certificazione: strumenti per il futuro dell’Appennino
La prima sessione del convegno, dedicata alla gestione sostenibile dei beni agro-silvo-pastorali, ha posto al centro il rapporto tra tutela del patrimonio naturale, cambiamento climatico e opportunità di sviluppo per i territori.
In questo contesto si inserisce la partecipazione di Antonio Brunori, Segretario generale PEFC Italia, a testimonianza dell’importanza della certificazione forestale come strumento per promuovere una gestione responsabile dei boschi e valorizzare le filiere locali.
La pianificazione forestale, la gestione attiva delle risorse boschive e la certificazione rappresentano infatti elementi fondamentali per coniugare conservazione degli ecosistemi, prevenzione dei rischi ambientali e sviluppo economico delle comunità di montagna .
Un approccio che trova piena coerenza con i principi promossi da PEFC Italia: riconoscere alle foreste non soltanto una funzione produttiva, ma anche il loro contributo alla tutela della biodiversità, alla regolazione del ciclo dell’acqua, alla protezione del suolo e alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Esemplare l’esperienza della Società Agricola-Forestale di gestione dei beni agro-silvo-pastorali delle Marche – Gruppo PEFC Bosco di Marca, che sono riuscite a coinvolgere 4 realtà provinciali e operatori di vari settori, pubblici, privati e usi civici, portando alla certificazione oltre 11.800 ettari. Dopo aver formato i tecnici forestali e portato alla approvazione i piani di gestione, questa realtà ha promosso la gestione attiva dei boschi anche attraverso i servizi ecosistemici e l’uso del legno locale in vari eventi. Altri 3.000 ettari di area certificata sono in fase di certificazione, creando le condizioni per essere il gruppo di certificazione più esteso del Centro Italia.
Bussone: «Non bastano nuovi tavoli, servono politiche concrete»
Particolarmente incisivo l’intervento di Marco Bussone, qui in rappresentanza di UNCEM, che ha richiamato la necessità di dare attuazione agli strumenti legislativi già esistenti, superando una visione delle montagne come territori marginali e bisognosi esclusivamente di assistenza.
“Non vorrei che l’eredità di questa giornata fosse un ulteriore tavolo di lavoro, in legno o in plastica”, ha affermato Bussone, invitando istituzioni e amministratori a tradurre i principi della Carta in decisioni operative.
Tra le priorità indicate, l’applicazione della legge 158/2017 sui piccoli Comuni, l’attuazione del Testo unico forestale, il rafforzamento della pianificazione e l’incremento delle superfici forestali certificate.
Proprio sulla certificazione, Bussone ha sottolineato la necessità che la Regione Marche aumenti le aree interessate da strumenti capaci di garantire una gestione sostenibile e verificabile delle risorse forestali.
Un richiamo che evidenzia quanto sia importante passare dagli indirizzi strategici agli interventi effettivi sul territorio, riconoscendo nella gestione responsabile delle foreste una componente fondamentale delle politiche di sviluppo locale.
Servizi ecosistemici: riconoscere il valore generato dalle montagne
Uno dei passaggi centrali dell’intervento di Bussone ha riguardato il pagamento dei servizi ecosistemici, tema particolarmente rilevante anche per il settore forestale.
E’ necessario superare una visione esclusivamente culturale del valore ambientale delle montagne e costruire meccanismi economici capaci di riconoscere i benefici che questi territori producono a vantaggio dell’intera collettività.
Bussone ha richiamato, in particolare, l’esperienza del Piemonte, dove da anni una quota delle risorse legate al servizio idrico viene destinata ai territori montani per interventi di tutela delle fonti e prevenzione del dissesto idrogeologico.
“Non siamo qui a chiedere di aumentare la spesa pubblica quando parliamo di servizi ecosistemici”, ha precisato, evidenziando la necessità di una politica più capace di riconoscere e redistribuire il valore generato dai territori.
Un principio che riguarda direttamente le foreste, fondamentali per garantire disponibilità e qualità dell’acqua, stabilità dei versanti, assorbimento del carbonio e conservazione della biodiversità.
La valorizzazione dei servizi ecosistemici rappresenta quindi una possibile opportunità per sostenere economicamente la gestione forestale e riconoscere il ruolo svolto dai proprietari e dai gestori dei boschi nel mantenimento di questi benefici collettivi.
Superare la marginalità e rafforzare il protagonismo dei territori
Nel suo intervento, Bussone ha inoltre invitato a ripensare il linguaggio e gli strumenti con cui vengono affrontate le questioni territoriali, contestando una rappresentazione delle aree montane fondata esclusivamente sullo spopolamento e sulla marginalità. Occorre riconoscere le trasformazioni demografiche, sociali ed economiche in atto e costruire politiche capaci di valorizzare le potenzialità dei territori, anziché alimentare la competizione tra amministrazioni locali attraverso bandi e finanziamenti frammentati.
Al centro della riflessione anche il coinvolgimento dei Comuni nelle decisioni sulle grandi derivazioni idroelettriche e sulla redistribuzione delle risorse generate dalle attività economiche che utilizzano il patrimonio naturale delle montagne.
La richiesta è quella di riconoscere agli enti locali un ruolo attivo nelle scelte strategiche, rafforzando la cooperazione tra amministrazioni e la capacità dei territori di partecipare alla gestione delle proprie risorse.
Dalla Carta di Fonte Avellana a una nuova stagione di sviluppo sostenibile
A trent’anni dalla sua nascita, la Carta di Fonte Avellana conferma la propria attualità come riferimento per una visione integrata dello sviluppo montano, nella quale ambiente, economia e comunità locali non sono elementi separati, ma parti di un unico sistema.
Per il settore forestale, questa prospettiva significa investire nella pianificazione, nella gestione attiva e sostenibile dei boschi, nella certificazione e nel riconoscimento economico dei servizi ecosistemici.
La partecipazione di PEFC Italia al confronto si inserisce in questo percorso, contribuendo a mantenere alta l’attenzione sul ruolo delle foreste come risorsa ambientale, sociale ed economica per l’Appennino e per l’intero Paese.
Nelle parole conclusive di Marco Bussone, il richiamo alla necessità di costruire “fiducia e speranza” attraverso una politica capace di unire concretezza e visione.
Un messaggio che riassume anche la sfida per i prossimi anni: trasformare il valore riconosciuto delle foreste in gestione sostenibile, opportunità per le comunità e benefici duraturi per tutta la collettività.




