Di Barberina Filippone Thaulero
Il seguente contributo è stato realizzato da Barberina Filippone Thaulero, una delle vincitrici del primo premio di laurea PEFC con l’obiettivo di presentare i principali risultati del lavoro di tesi svolto. Il lavoro di Tesi è stato realizzato con l’Università degli Studi della Tuscia e con il Prof. Emanuele Blasi come relatore e il Prof. Tommaso Chiti come correlatore.
Il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità sono crisi interdipendenti¹. Ci sono luoghi che non assomigliano più a ciò che sono stati e non sono ancora ciò che potrebbero diventare. Questa ricerca esplora come restituire valore a superfici oggi marginalizzate, progettando nuovi ecosistemi capaci di rigenerare habitat, sequestrare carbonio² e sostenere nuove economie locali, attraverso tre progetti pilota in Piemonte, Lazio e Campania.
Per misurare i benefici ecologici generati dagli interventi di imboschimento e rinaturalizzazione, è stato sviluppato l’Indice Poliedrico di Biodiversità (IPB)³: un indicatore composito che integra ricchezza specifica, diversità di Shannon, diversità funzionale, connettività ecologica e naturalità, ponderati in base alle priorità del contesto. L’IPB può poi essere convertito in crediti di biodiversità, rendendo i risultati trasparenti, confrontabili e integrabili nei mercati volontari e nei sistemi di monitoraggio delle Green Communities.
A supporto dei progettisti sono state elaborate linee guida in 9 fasi⁴, dalla lettura ecologica del sito alla scelta delle specie e del sesto di impianto, fino ai piani di manutenzione e monitoraggio. Una struttura operativa che consente di passare dalla teoria alla pratica, offrendo un modello replicabile nelle diverse realtà italiane. I siti individuati tramite la Banca delle Terre Agricole⁵ sono superfici oggi prive di bosco ma con elevato potenziale di rigenerazione. La sperimentazione copre contesti fitoclimatici eterogenei: pianure umide, colline interne e territori mediterranei più aridi, consentendo di valutare l’efficacia del modello in condizioni differenti.
Sul piano economico, l’analisi del Valore Attuale Netto (VAN) per ettaro⁶ evidenzia il ruolo cruciale degli incentivi pubblici: lo scenario minimo (30 €/tCO₂ e 250 €/ha biodiversità⁷) risulta sostenibile solo con misure come il Complemento per lo Sviluppo Rurale (CSR) ⁸ valutazioni più elevate (100 €/tCO₂ e 1000 €/ha biodiversità⁹) rendono invece gli impianti competitivi e capaci di generare ritorni per i territori, oltre ai benefici climatici misurabili.
Ogni albero piantato, ecosistema ripristinato è il riflesso di una visione più profonda: un’economia che impara a smettere di divorare il proprio futuro e inizia ad armonizzarsi con i ritmi della natura. Come progettisti, economisti e legislatori, spetta a noi tessere una trama dove crescita e cura coesistono, dove il profitto non si misura solo in numeri ma nella qualità dell’aria che respiriamo, nel silenzio dei boschi e nella resilienza planetaria che tramandiamo.
Note
1. Interdipendenza crisi clima–biodiversità: IPBES–IPCC Joint Report, 2024. 2. Foreste e CO₂: UNFCCC, Ruolo degli assorbimenti LULUCF, 2025. 3. IPB – Indice Poliedrico di Biodiversità: sviluppato nell’ambito di questa ricerca. 4. Linee guida: metodi proposti dall’autrice (9 fasi operative). 5. Banca delle Terre Agricole: Ismea, riuso superfici marginali. 6. VAN per ettaro: calcolo economico con tasso di sconto al 2%. 7. Eco-schema 5: Misura PAC 2023–2027 per biodiversità in ambito agricolo. 8. CSR: incentivi regionali, copertura fino al 100% dei costi di impianto. 9. Valutazione Terrasos: stima per crediti biodiversità in mercati volontari.


