PEFC supporta le Strategie territoriali delle Green Communities

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Siamo stati per troppo tempo abituati a leggere le politiche pubbliche – bandi e investimenti compresi, fatti e realizzati dagli Enti locali – per compartimenti stagni. C’è l’agricoltura, ci sono le scuole, c’è il turismo, ci sono – anche se sappiamo, non sempre riconosciute – le foreste. E via così. Ogni Comune, ogni realtà amministrativa, fa il suo. Realizza quando ottiene qualche risorsa economica da Regioni o Stato. Così è sempre stato e (purtroppo) sempre sarà. Ma ci sarà pur una strategia di sviluppo del territorio rurale e montano che “legge” insieme diversi ambiti di investimento, politiche distinte, fa lavorare insieme i Comuni, dice che ogni scelta, ogni investimento ha ripercussioni su altri ambiti, su altre politiche, su altre scelte. 

Sì, esiste. È la Strategia delle Green Communities. Comuni insieme, in uno stesso territorio, una valle, un’area geografica omogenea di Alpi o Appennini. Comunità nella sostenibilità, che affrontano le sfide complesse della crisi demografica ed ambientale. Scoprendo, prima di partire e nell’attuazione, che tutto è connesso. E non è più pensabile sbagliare, lavorare in modo segmentato, non capire cosa e come si generino le esternalità di quell’investimento. 

Vale anche per le politiche forestali. Se ben attuate, pianificate, certificate, in filiera, hanno effetti positivi e complessi anche su agricoltura, turismo, ciclo dell’acqua, ciclo dei rifiuti. E così via. Dirlo sembra semplice. Per farlo c’è bisogno di visione, risorse economiche, politiche e analisi. Oltre che di Enti locali, con Stato e Regioni, determinati e che ci credano. Coinvolgendo le comunità, la fiducia dei cittadini, generando nuovi rapporti. 

Un po’ di storia. Quando Uncem (l’Unione dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani) costruì dal 2009 al 2012 la Strategia delle Green Communities (con quattro aree pilota, nei Parchi nazionali del Sud Italia – Cilento, Pollino, Tammaro Titerno, Madonie), vennero aperti percorsi virtuosi in molte regioni del sud, con investimenti su efficientamento di edifici e produzione di energia rinnovabile che hanno poi portato a politiche strutturate.      
 
Nel 2015 la Strategia delle Green Communities è andata in legge (221, “Collegato ambientale”) a braccetto con “oil free zones” e con il “pagamento dei servizi ecosistemici-ambientali”, anticipando contenuti della legge 158/2017 sui piccoli Comuni e oggi del disegno di legge quadro per lo sviluppo della montagna, che ora inizia l’iter in Parlamento.          
 
 Con il PNRR si è dato ulteriore sostanza al percorso che dovrà continuare non solo nelle prime 40 aree finanziate (e nelle altre 160 candidate sul PNRR non ancora finanziate… con Regioni e Stato centrale che fanno la loro parte), ma in tutte le zone montane italiane (programmare e definire un percorso oggi è determinante, anche verso la candidatura sul bando del PNRR di prossima uscita), passando per Comunità montane e Unioni montane, spingendo tutti gli Enti sovracomunali ad avere una strategia di ‘comunità verde’ proiettata al 2050.

E dunque, andando per punti, le Green Communities: 

1. Dicono quello che vogliamo essere nelle zone montane, le comunità che vivono sui territori, nei prossimi 10, 20, 30 anni. È una Strategia vera che concretizza la Strategia per lo Sviluppo Sostenibile ONU. E questa Strategia delle Green Communities è parallela, non alternativa, ma anche intrecciata con la Strategia per le Aree interne. L’una non sostituisce l’altra.        
 
2. Uniscono nove temi – la gestione del patrimonio agro-forestale e idrico; la produzione di energia da fonti rinnovabili; lo sviluppo di un turismo sostenibile; l’edilizia e l’infrastrutturazione sostenibile; l’efficienza energetica e l’integrazione intelligente degli impianti e delle reti; lo sviluppo sostenibile delle attività produttive (zero waste production); l’integrazione dei servizi di mobilità; lo sviluppo di un modello di azienda agricola sostenibile – superando la frammentazione e i buoni progetti per ogni singolo ambito, dicendo che di fatto “tutto è connesso” e questo principio rappresenta un punto fermo per territori più uniti.    
 
3. Chiedono ai Comuni di lavorare insieme. Solo insieme i Comuni sono vincenti. Da soli, anche nell’affrontare transizione ecologica ed energetica, i Comuni vengono spazzati via. Insieme sono forti. E la Green Community impegna un’area omogenea territoriale – le geografie per le politiche sono fondamentali! -a darsi un progetto condiviso.  
 
4. Sono Green, dunque transizione e risposta alla crisi ambientale, energetica, climatica, ma sono Community, dunque comunità, che si muovono, pensano, agiscono, vanno oltre logiche tradizionali della spesa pubblica e degli elenchi della spesa fatti da Comuni o altri Enti. La Comunità locale è protagonista. Con le imprese che sono nella green economy, il terzo settore, le scuole…tutti coinvolti.

5. La GC si caratterizza per la capacità di progettare corrette strategie di equilibrio urbano-rurale e sperimenta schemi di pagamento dei servizi ecosistemici coerenti con la natura della risorsa ambientale gestita. Attiva e sostiene le iniziative di mercato volte a creare strumenti di introito attraverso la cessione di crediti di sostenibilità.

Tutto questo è decisivo anche per le filiere forestali, nelle Green Communities. Delle 40 aree finanziate dal PNRR, più della metà ha insistito su gestione, pianificazione, certificazione dei boschi pubblici. E sul privato, incentivi al superamento della parcellizzazione. Dobbiamo lavorarci. PEFC sosterrà questi e altri processi. La Strategia delle Green Communities è per tutte le montagne italiane, non solo per le 40 aree omogenee territoriali finora finanziate. Regioni e Stato investano. Perché le transizioni devono includere e non lasciare indietro fasce di popolazione o circuiti produttivi meno pronti e attivi. Abbiamo tanto lavoro da fare. Ma la strada è tracciata.

Marco Bussone

Presidente PEFC Italia. Giornalista professionista, ha studiato Scienze della Comunicazione all'Università di Torino. Dal 2018 è Presidente nazionale Uncem, l'Unione dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani, di cui è responsabile dell'ufficio stampa e dei progetti dal 2009. Ricopre il ruolo di Consigliere PEFC dal 2020.

Marco Bussone

Marco Bussone

Presidente PEFC Italia. Giornalista professionista, ha studiato Scienze della Comunicazione all'Università di Torino. Dal 2018 è Presidente nazionale Uncem, l'Unione dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani, di cui è responsabile dell'ufficio stampa e dei progetti dal 2009. Ricopre il ruolo di Consigliere PEFC dal 2020.

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