Alberi di Natale, veramente “ecologici” se veri e certificati!

L’ambiente si aiuta scegliendo l’albero giusto ma soprattutto NON di plastica o di altri materiali: qualche consiglio ai consumatori da Pefc Italia, il sistema di certificazione per la gestione forestale sostenibile più diffuso in Italia e al mondo. E dopo le feste, no al rimboschimento “selvaggio”: utilizzo solo nel giardino di casa o in vaso in attesa del Natale 2011.

Roma, 9 dicembre – Acquistare un albero vero al posto di uno di plastica è un vantaggio per l’ambiente e per la collettività rurale italiana. Ma a patto di tenere a mente alcuni accorgimenti per scegliere gli abeti giusti. Qualche consiglio in tal senso dal Pefc Italia, il sistema di certificazione per la gestione forestale sostenibile più diffuso al mondo.

ALBERO VERO MEGLIO DI QUELLO FINTO! – Acquistare un albero vero piuttosto che uno finto è più vantaggioso per l’ambiente: “Pefc Italia consiglia di comperare un albero di Natale vero invece di quello di plastica, innanzitutto per un motivo ambientale: la plastica deriva dal petrolio e quindi a costi ambientali e di smaltimento elevati; poi l’abete in casa respira, assorbendo anidride carbonica e rilasciando ossigeno, ma anche rilasciando oli essenziali che purificano e aromatizzano la stanza”.

Ma esistono motivazioni di natura economica e sociale: “Con l’acquisto dell’abete si valorizza un’attività produttiva vivaistica che dà reddito a un migliaio di piccole aziende agro-forestali in aree marginali montane creando una economia integrativa a tante famiglie che lavorano nelle Alpi e nell’Appennino” spiega Antonio Brunori, segretario generale del Pefc Italia. Come? “Gli abeti di origine italiana presenti sul mercato natalizio derivano per circa il 90% da coltivazioni specializzate, cioè da piantagioni di alberi create per questo scopo, che occupano stagionalmente oltre mille piccole aziende agricole in Italia. C’è poi un importante numero di piante (il restante 10%) che sono vendute senza radici, cioé cimali o punte di abete: queste derivano dalla normale pratica di gestione forestale che prevede interventi colturali di “sfolli” o diradamenti, operazioni indispensabili per lo sviluppo delle foreste più pulite e più fruibili”, rende noto il Pefc Italia. “Con queste piantagioni arboree e con queste operazioni selvicolturali si contribuisce a migliorare l’assetto idrogeologico delle colline e a contrastare l’erosione e gli incendi, perché gli abeti sono generalmente coltivati soprattutto in terreni marginali altrimenti destinati all’abbandono”.

LA SCELTA DELL’ABETE GIUSTO – Tutto questo funziona se il consumatore ha gli occhi bene aperti fin dal momento dell’acquisto dell’abete natalizio: “È importante fare attenzione al tagliando che troviamo sull’albero o sul cimale: fra le informazioni riportate in etichetta deve esserci indicata la provenienza da coltivazioni specializzate, che ricordiamo garantisce un buon indotto e la valorizzazione per le zone marginali dove vengono coltivati; la nazionalità; la non destinazione per il rimboschimento, affinchè non ci sia mescolanza genetica tra le specie autoctone e quelle provenienti dall’estero; l’età dell’albero, più è giovane e più è piccolo, maggiori sono le probabilità di sopravvivere, anche per un miglior rapporto tra quantità di chioma e di radici.”

L’albero di Natale classico è l’abete rosso (nome scientifico Picea abies) che rappresenta l’80% fra quelli presenti sul mercato nazionale, mentre il restante 20% è abete bianco (Abies alba) e abete del Caucaso (Abies nordmanniana). Scegliere l’albero giusto è quindi un gesto apparentemente piccolo ma che può essere un tassello importante per creare stili di vita ecologicamente attenti.

CHI REGALA ABETI CERTIFICATI? – Dopo che nel 2010 Papa Ratzinger ha ricevuto l’abete per Piazza San Pietro proveniente dai boschi certificati PEFC di Bressanone (BZ), l’idea si è diffusa in varie piazze italiane: così ad esempio tutti gli otto comuni grossetani del Monte Amiata hanno nelle loro piazze gli abeti provenienti dai boschi certificati gestiti dal Consorzio Forestale dell’Amiata, mentre in piazza Unità d’Italia a Trieste è stato innalzato un abete proveniente dalla foresta regionale di Fusine certificata Pefc. Stessa bella abitudine in tante città in Veneto, Trentino e Alto Adige.

COSA FARE DOPO L’EPIFANIA – Altro momento fondamentale è quando le feste sono passate e bisogna decidere cosa fare del nostro albero. Bisogna fare in modo che l’abete venga riutilizzato in modo corretto. Si pensa di solito che destinare l’albero al rimboschimento sia sempre la soluzione migliore, per fare un gesto amico della Natura. Ma non è così: “l’abete rosso è infatti un albero spontaneo solo sull’arco alpino e in alcune ‘isole’ dell’Appennino Tosco-emiliano”, ricorda Brunori del Pefc Italia. “Piantarli in boschi dove già è presente l’abete significa creare problemi di inquinamento genetico a prescindere, soprattutto se non conosciamo l’origine delle piante. Inserire l’abete in ambienti naturali dove invece non cresce spontaneamente crea una intrusione botanica che è negativa, per il paesaggio e l’ecosistema. Molto meglio quindi mettere l’albero nel nostro giardino di casa, ricordando però che è una specie ad apparato radicale molto superficiale, quindi che prima o poi cadrà!”.

Redazione

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