Idoneità delle foreste alla promozione della salute: evidenze scientifiche come base della certificazione PEFC

Spesso ci è più che sufficiente apprezzare le sensazioni emergenti dal corpo e dalla mente per comprendere quanto il contatto con la Natura ci faccia stare bene, al di là delle importanti e sempre più diffuse ricerche scientifiche che dimostrano quest’azione benefica.

Ma molti di noi hanno perso l’abitudine e la capacità di entrare in un bosco e di lasciarsi andare, di permettere al nostro corpo e alla nostra mente di dialogare con la Natura, anche semplicemente smettendo di pensare agli impegni e alle preoccupazioni quotidiane. La Natura è la nostra casa, da quasi 300.000 anni, cioè da quando la nostra specie è apparsa sulla Terra e sempre più ricerche confermano il legame fra la diminuzione del tempo trascorso in natura e l’aumento del disagio psico-fisico. Ciò è specialmente vero se osserviamo bambini e adolescenti, per i quali i benefici dati dal contatto con la natura sono evidenti. Una ricerca dell’Instituto Salud Global di Barcellona ha dimostrato che aggiungere uno spazio verde ai cortili scolastici aumenta i comportamenti prosociali: i bambini aiutano, cooperano e condividono maggiormente. Un altro studio dell’Università dell’Illinois ha spiegato come l’accesso agli spazi verdi diminuisca l’aggressività nel bambino e riduca l’incidenza di ADHD, deficit di attenzione/iperattività mentre la mancanza di accesso a spazi verdi provochi invece l’effetto contrario, caratterizzandosi come “Nature deficit disorder” (tradotto dall’inglese “disturbo da deficit della Natura”); è comprovato che gli esseri umani, in particolare i bambini, trascorrono meno tempo all’aperto rispetto al passato e questo cambiamento si traduce in un’ampia gamma di problemi comportamentali.

Da oltre 40 anni in Giappone viene promosso un “ponte” per entrare in contatto con il mondo naturale, capace di amplificare i benefici psicofisici che questo rapporto comporta. È lo stesso governo nipponico che ha avviato con successo un programma nazionale per lo Shinrin-yoku (che significa letteralmente “bagno di foresta”), per investigare con metodo scientifico gli effetti delle foreste sulla salute umana. Così la Nippon Medical School di Tokioha investito milioni di dollari per sviluppare una nuova scienza medica, una modalità di medicina preventiva chiamata “medicina forestale”, che ha l’obiettivo di ridurre il rischio di sviluppare patologie tumorali, ulcera gastrica, patologie cardiovascolari e obesità attraverso il contatto con i boschi. Studi epidemiologici su un numero statisticamente valido di volontari del Dr Qing Li hanno dimostrato che i bagni di foresta attivano il sistema immunitario, riducono gli ormoni dello stress, migliorano la qualità del sonno, hanno effetti sulla depressione e la pressione sanguigna, accorciano i tempi delle riabilitazioni. Da questi studi, focalizzati sull’impatto che hanno gli olii essenziali forestali sull’Uomo, si rileva che esposizioni di 10-12 ore all’atmosfera di un bosco, ripartite in tre-quattro giorni consecutivi, incrementino il livello e l’attività dei linfociti Natural Killer e dei linfociti T, con un’azione “di supporto” che può perdurare fino a 30 giorni dall’esperienza in bosco. Le evidenze scientifiche si sono consolidate nel tempo, con studi sul miglioramento dello stato ossidativo cellulare, sugli effetti antinfiammatori e di rinforzo delle difese immunitarie, con centinaia di pubblicazioni a corroborare la correlazione “più foreste – più salute”. In Oriente si è quindi dimostrato che monoterpeni emessi da foglie e legno delle piante hanno provati effetti sul benessere psicologico e fisiologico dell’uomo, ma (aggiungiamo noi) con effetto rinforzato se l’esperienza nel bosco è accompagnata da attività gratificante anche da un punto di vista sensoriale e psicologico. In Occidente una fitta bibliografia scientifica ha infatti descritto gli effetti sulla salute dello stare in bosco che sono in larga parte di tipo psichico, con benefici che arrivano dai sensi, che per mezzo degli stimoli ambientali (suoni, aromi, colori, ecc.) funzionano come dei “laboratori di aromaterapia e di cromoterapia” all’aria aperta. 

Ma non tutti i boschi sono ugualmente idonei ad ospitare esperienze per scopi salutistici e di perseguimento del benessere psico-fisico da parte dei fruitori, perché non è detto che tutti posseggano in ugual misura e in maniera adeguata le necessarie caratteristiche strutturali, botaniche, paesaggistiche, simboliche, biochimiche e biofisiche, o perché risentono negativamente di elementi detrattori, o anche perché semplicemente non sono accessibili e “ospitali”.

Perciò a partire dal 2020 è stato elaborato da PEFC Italia, in collaborazione con un esperto in materia (il dottore agronomo Marco Mencagli), uno standard che indica i requisiti per la certificazione dell’idoneità delle aree forestali al benessere forestale. Rappresenta un originale criterio di screening delle caratteristiche che dovrebbero possedere le aree forestali per il favorevole svolgimento di attività finalizzate all’auto-promozione del benessere psico-fisico, tra cui il “forest bathing”. Le fonti su cui si basano i criteri che individuano requisiti e indicatori sono rigorosamente scientifiche e in massima parte costituite da studi, teorie ed aspetti applicativi diffusamente riconosciuti a livello internazionale.

Per maggiori informazioni e dettagli è possibile consultare la documentazione presente nel sito di PEFC Italia: https://pefc.it/news/aggiornamento-dello-standard-servizi-ecosistemici-pefc-il-turismo-si-arricchisce-con-lambito-del-benessere-forestale.

Antonio Brunori

Antonio Brunori

Direttore Responsabile info@pefc.it

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