Nuove regole per la certificazione forestale – Gli standard del PEFC diventano ancora più rigorosi

Diventano operative le novità introdotte dai vertici internazionali del principale schema di gestione forestale mondiale. Intanto, in Italia è boom di aziende certificate: +32% in un anno. E le aree forestali certificate raggiungono l’8,5% del territorio. Trentino Alto Adige capofila.

Roma, 6 Febbraio 2012 – Dall’inizio del 2012 gli standard previsti per ottenere la certificazione PEFC cambiano e diventano ancora più rigorosi. Alla fine dell’anno scorso infatti i vertici del principale schema mondiale per la certificazione della gestione forestale sostenibile hanno approvato una serie di novità, con importanti effetti sulla tutela del patrimonio boschivo internazionale. Modifiche che i vertici del PEFC fanno periodicamente per coerenza all’impegno verso un “miglioramento continuo” del sistema di certificazione, dopo una serie di approfondimenti all’interno di gruppi di lavoro che riuniscono ricercatori, proprietari, operatori forestali ed esperti di tutela boschiva.

Cinque le novità più rilevanti:

– obbligo di “due diligence” forestale: per ottenere la certificazione della catena di custodia, le aziende di trasformazione e commercializzazione del legname dovranno assicurarsi che tutto il materiale che entra in azienda sia legale. Finora l’obbligo di tracciabilità riguardava solo il materiale certificato. “D’ora in poi – spiega il segretario generale del PEFC Italia, Antonio Brunori – l’azienda certificata PEFC dovra assicurarsi che il legno certificato provenga da boschi certificati. E che quello non certificato provenga comunque da boschi legali”. Un obbligo, questo, che l’Unione europea imporrà a tutte le aziende europee a partire dal marzo 2013. Le aziende certificate PEFC si adeguano con 18 mesi di anticipo.

– Più valore all’uso di legno riciclato: le aziende certificate che utilizzeranno materiale legnoso e cartaceo proveniente da riciclo potranno “marchiarlo” con il logo PEFC, perché l’uso di quel materiale riduce l’impatto sulle foreste primarie e stimola un’azione virtuosa come il recupero.

– Divieto formale nell’uso degli OGM: quella che prima era una prassi, ora diventa norma scritta. Da inizio 2012 e almeno fino al 2015 nessuna azienda certificata PEFC potrà usare cellulosa o legno da piante geneticamente modificate. Il divieto potrà in futuro essere prorogato fino a che gli studi scientifici non assicureranno l’assenza di rischi per la salute umana e ambientale dall’uso di fibre Ogm.

– Stop alla conversione foreste primarie: non potrà in alcun modo essere certificato secondo gli standard PEFC il legname proveniente da piantagioni arboree ottenute attraverso una conversione delle preziose foreste primarie, presenti in aree tropicali ed equatoriali.

– Più attenzione al paesaggio: il bosco non ha solo un valore economico ma, soprattutto per le popolazioni locali e per i luoghi ad alto tasso turistico, ha valori estetici e ricreazionali. Nei boschi certificati secondo gli standard PEFC, gli operatori non solo dovranno rispettare i criteri per la gestione sostenibile ma, nella scelta delle piante da tagliare, dovranno anche fare attenzione a non danneggiare l’impatto visivo del bosco.

Nuove regole per la certificazione forestale – Gli standard del PEFC diventano ancora più rigorosi

La novità decise dai vertici internazionali del PEFC arrivano a conclusione di un anno particolarmente ricco di dati positivi per il nostro Paese. Nonostante il periodo di recessione economica e di contrazione degli investimenti, infatti, sono sempre di più le aziende italiane operanti nella filiera del legno che hanno scelto di certificare la propria attività secondo gli standard di Catena di Custodia PEFC: ben 158 si sono aggiunte nel 2011. Al 31 dicembre erano a quota 589 (oggi siamo già a 612!), +32% in più rispetto all’anno precedente, ponendo l’Italia al 4° posto a livello mondiale per numero di aziende con la certificazione di tracciabilità PEFC.

L’area forestale certificata PEFC al 31 dicembre ha raggiunto quota 742.914,36 ettari, corrispondenti al 8,5% della superficie totale a bosco in Italia (8.759.200 ettari), dato sostanzialmente stabile rispetto al 2010. L’area a maggior certificazione è quella gestita dal Bauernbund – Unione Agricoltori di Bolzano (con 283.600 ettari, il 38,1% del totale italiano), seguita dall’area gestita dal Consorzio dei Comuni Trentini – A.R. Trentino (con 247.634,52 ettari, il 34,8%), poi dall’area gestita dall’Associazione Regionale Friuli Venezia Giulia – Legno Servizi (con 78.815 ettari, il 10,1%), quindi dall’area gestita dal Gruppo PEFC Veneto (con 76.663 ettari, l’8,8%); a seguire le foreste del Piemonte, della Lombardia, della Toscana (la certificazione è poi presente in Abruzzo, Lazio, e Sardegna).

“Alla luce di questi dati, noi del PEFC Italia non possiamo non ringraziare tutti coloro che si sono impegnati e che si stanno impegnando nel diffondere il nostro messaggio di sostenibilità” commenta Antonio Brunori. “Mi riferisco in primo luogo a coloro che cercano di coinvolgere le ditte del settore, stimolandole a fare una scelta virtuosa nei confronti della Gestione Forestale Sostenibile. E voglio anche sottolineare il ruolo cruciale dei giornalisti e degli operatori dell’informazione. La loro attenzione e sensibilità è essenziale per far arrivare i giusti messaggi all’opinione pubblica, che poi può orientare il settore del legno, premiando con i propri acquisti le aziende che fanno della sostenibilità e della riduzione d’impatto ambientale un asset strategico e commerciale”.

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