50° Giornata Mondiale della Terra, l’emergenza clima ai tempi del coronavirus e il ruolo della selvicoltura

Celebrata il 22 aprile di ogni anno, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, la Giornata Mondiale della Terra è stata istituita dalle Nazioni Unite 50 anni fa. L’Earth Day nasce infatti nel 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali del Pianeta (https://www.earthday.org).

Le basi per l’istituzione di questa giornata furono gettate nei primi anni ’60, durante un periodo di tensione e di difficoltà per l’intera comunità mondiale, nel pieno della guerra del Vietnam. Di lì a poco, nel 1972, prende vita il Club di Roma, fornace di esperti di fama mondiale che con il “Rapporto sui Limiti dello Sviluppo” fanno presenti nero su bianco le problematiche legate alla crescita della società e allo sfruttamento delle risorse e propongono nuovi approcci e teorie per uno sviluppo sostenibile.

Nel corso degli anni le attività di comunicazione, le mobilitazioni, le manifestazioni e le attività di sensibilizzazione legate a questa ricorrenza hanno smosso l’opinione pubblica, raggiunto diversi risultati, e spianato la strada al Vertice delle Nazioni Unite del 1992 a Rio de Janeiro.   
È proprio in occasione di questo summit, infatti, che il ruolo delle foreste e di una gestione sostenibile delle stesse emerge con forza tra le priorità del pianeta intero e della popolazione che lo abita. Da lì a breve si è giunti alla regolamentazione, all’istituzione della certificazione di gestione sostenibile, e alla creazione di organismi di normazione come il PEFC.

L’edizione di quest’anno vede la nostra Terra scossa non solo dagli effetti sulle risorse, sul clima e sull’ambiente provocati dalle attività antropiche, ma anche dagli sconvolgimenti sanitari, economici e sociali di un virus di cui tutti stiamo facendo esperienza.

Ebbene, la gestione del bosco e la selvicoltura, anche in questo contesto, vengono istituzionalmente riconosciute come attività fondamentali e preziose, e sono arrivate forse per la prima volta con nome e cognome nelle case dei tanti italiani attenti davanti alla tv ad ascoltare le decisioni e le comunicazioni del Presidente del Consiglio del 10 aprile scorso.

Pubblicato su SISEF.ORG, un efficace articolo del professor Renzo Motta dell’Università di Torino illustra ai neofiti (e rinfresca il concetto agli esperti) come “la pianificazione forestale (nucleo della selvicoltura, N.d.R.) sia uno strumento di garanzia per coniugare la conservazione del bosco con i benefici per la società, cioè produzione legnosa e altri servizi ecosistemici”.

Di seguito il link all’articolo: https://sisef.org/2020/04/15/selvicoltura-questa-sconosciuta/.

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