Il drago alato dell’altopiano di Lavarone

Di Alessio Mingoli

Sapete che un imponente Drago veglia sui boschi trentini colpiti dalla tempesta Vaia? Stiamo parlando del drago di legno più grande d’Europa. Mesi di lavoro, 3.000 viti e 2.000 parti di alberi schiantati dalla tempesta Vaia hanno dato vita ad una scultura che supera i 6 metri di altezza e i 7 di lunghezza che sembra uscire dall’immaginario di un libro fantasy. 

Si tratta di un’opera imponente, maestosa realizzata dall’artista veneto Marco Martalar, sull’altopiano di Lavarone, in provincia di Trento. La scultura è assemblata interamente con parti delle foreste in questione come rami, radici, cortecce, provenienti dagli alberi distrutti dalla tempesta Vaia tra cui quelli dell’Avez del Prinzep, l’abete bianco di 244 anni più alto d’Europa, abbattuto dalla furia della tempesta.

L’intento era quello di far diventare il nostro drago, un simbolo di resilienza, rinascita e protezione per un territorio martoriato, che proprio grazie al legno e alle sue foreste può rinascere e ricostruire il proprio futuro. Questa non è in realtà la prima opera che Marco Martalar realizza con questa tecnica e con questo intento. Nel 2020 infatti, a Mezzaselva di Roana (Vi) sull’Altopiano dei Sette Comuni, dove vive, Marco raccolse 1.500 pezzi di alberi spezzati e radici sfibrate da Vaia e creò il Leone Alato di Vaia. Il Leone Alato più grande del mondo, alto tre metri e lungo 4,5, “simbolo del coraggio e della forza della vita della gente di montagna”. Esattamente un anno dopo, a Magré, sull’Altopiano di Lavarone, Marco si rimette all’opera per dare di nuovo un segno di incoraggiamento, sostegno e vicinanza ad un’altra montagna che sta faticosamente rinascendo. 

Il Drago di Lavarone è ormai una vera e propria star dei social oltre che una delle attrazioni dell’altopiano trentino. Non lo sarà in eterno però: una delle caratteristiche più suggestive dell’opera è proprio la sua “caducità”. Il legno che la compone non è trattato e il drago è destinato a scomparire pian piano con il tempo, sotto le forze degli agenti atmosferici e delle stagioni, per ritornare ad essere un tutt’uno con il bosco che l’ha generato in un ciclo bellissimo ed eterno. La scultura è punto di partenza ed arrivo del percorso “Lavarone Green Land”, un sentiero tematico realizzato per sensibilizzare i visitatori sul delicato equilibrio che da sempre regna in questi boschi, un progetto pensato soprattutto per coinvolgere le famiglie che, attraverso, fiabe e leggende vuole trasmettere l’amore per la natura, il territorio e la montagna.

L’iniziativa si innesta in un contesto di progetti locali simili, nati con lo scopo di rivitalizzare un territorio colpito duramente dalla tempesta, come ad esempio “Trentino Tree Agreement”, una raccolta fondi della provincia autonoma di Trento in collaborazione con l’Agenzia per le Foreste Demaniali e altri soggetti locali e col patrocinio del PEFC Italia, nata con lo scopo di ripristinare le foreste abbattute da Vaia. In questa prima fase il progetto pilota si concentrerà in tre aree: la Foresta dei Violini di Paneveggio, la Foresta dell’Eremo a San Martino di Castrozza e la Foresta Nascosta di Cadino. Si tratta inoltre di foreste certificate PEFC Italia e coinvolte inoltre nel progetto “Filiera Solidale PEFC”.
Ancora una volta assistiamo quindi all’unione di tante sinergie e progetti che convergono verso un unico scopo: quello della sensibilizzazione e della valorizzazione del patrimonio forestale, in un’ottica di rinascita sostenibile e collettiva.

Non ci rimane quindi che visitare questi luoghi incantevoli.

Il Drago è già visitabile proprio sulla cima del Tablat, la struttura è raggiungibile dalla frazione di Slaghenaufi seguendo le indicazioni per lo chalet “Tana Incantata”, dove si lascia l’auto per poi raggiungere a piedi la frazione di Magrè, o in alternativa è possibile salire con la seggiovia Tablat in località Bertoldi e poi arrivare a destinazione con una breve e suggestiva passeggiata.

Redazione

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