Quanto è difficile individuare il legno illegale! Il progetto TREES al giro di boa

È a metà percorso l’iniziativa Ue, che vede il PEFC tra i partner principali, che ha l’obiettivo di rafforzare gli strumenti anticorruzione europei contro le attività illecite nel settore foresta-legno. Presentati i primi risultati: le aziende hanno spesso difficoltà a distinguere la materia prima legale da quella di provenienza illecita. E i livelli di corruzione nella filiera sono spesso sottovalutati

Perugia, 6 agosto 2015 – I promotori si erano dati 20 mesi di tempo, nell’autunno 2014, per rafforzare gli strumenti anti-corruzione europei contro le attività illecite che ogni anno vengono commesse nel settore legno e per individuare i limiti normativi dell’attuale regolamento comunitario (995/2010) che possono involontariamente favorire il traffico di legname.
Quel progetto, denominato TREES (Timber Regulation Enforcement to protect European wood Sector from criminal infiltration), finanziato dalla Commissione europea e che vede il PEFC Italia lavorare a stretto contatto con Interpol e altri soggetti internazionali, è arrivato a metà del proprio percorso.

“Partecipare a questo progetto – spiega Antonio Brunori, segretario generale del PEFC Italia – dimostra quanto sia importante il ruolo di un sistema di certificazione forestale come PEFC per smascherare le attività illecite e per aiutare concretamente gli operatori onesti e virtuosi della filiera. In questa fase del progetto, che interessa Italia, Albania, Bulgaria, Kosovo e Macedonia, si stanno raccogliendo dati e informazioni su attività criminali e casi di corruzione nel settore foresta-legno che, secondo il Parlamento Europeo, causano un mercato illegale dei prodotti legnosi pari al 20% del totale importato in Europa”.

La prima fase, che si sta concludendo in queste settimane, è stata molto simile a un lavoro di investigazione vero e proprio, alla scoperta della fisionomia dei casi di illegalità nella filiera che parte dalla foresta e arriva ai prodotti in legno. “Per portarla avanti – rivela Brunori – sono state fatte indagini e interviste anonime a rappresentanti di aziende del settore e ad ufficiali dei corpi di Polizia dei cinque Stati coinvolti”. Le analisi hanno scoperto che gli illeciti riguardano soprattutto la legna da ardere e si è riscontrato, nelle importazioni di semilavorati, una grande difficoltà nel controllare i tagli delle foreste di alcuni Paesi, a partire dalla Cina. “Questo significa – spiega Brunori – che le aziende anche del nostro Paese molto spesso trovano complicato garantire la trasparenza della provenienza della materia prima che utilizzano nel loro processo produttivo. E questo le pone potenzialmente nell’illegalità rispetto a quanto previsto dal Regolamento Europeo 995/2010. Questi dati dimostrano ancora una volta che optare per prodotti certificati Pefc è una delle poche garanzie sicure della provenienza della materia prima che assicura, allo stesso tempo, la sostenibilità delle operazioni di gestione e taglio e il rispetto dei diritti di lavoratori e popolazioni locali”.

Significativo, e non scontato, un altro dato: la percezione della corruzione nella filiera legno non ha alcuna correlazione diretta con il livello di percezione della corruzione dell’intero sistema Paese. E quindi rischia di essere sottovalutata dagli operatori del settore e dalla Forze dell’Ordine. Una realtà che apre la strada alla seconda fase del progetto.

Nei prossimi due mesi infatti, i partner del progetto chiederanno agli operatori del settore (aziende private e rappresentante dei corpi di Polizia), a partire dall’Italia, di rispondere a un questionario anonimo (compilabile online all’indirizzo http://goo.gl/forms/EgbTa6ZbRT). Obiettivo: capire quale sia la generale percezione sull’esistenza e sulla diffusione dei casi di attività illecite ma anche di analizzare la capacità degli operatori privati di scegliere il materiale legale. Allo stesso tempo, il questionario permetterà di capire quale sia il livello effettivo dei corpi di Polizia nell’indagare e contrastare i casi illeciti.
“L’obiettivo è sicuramente ambizioso e l’esito non è scontato. Ma sono informazioni essenziali per tarare le norme contenute nel Regolamento Ue rendendolo sempre più efficace. Per questo confidiamo che le aziende del settore rispondano in maniera massiccia. Sicuramente il PEFC sensibilizzerà le realtà appartenenti al proprio circuito, nella convinzione che chi è certificato ha una marcia in più e strumenti più efficaci per distinguere le materie prime di provenienza legale da quelle importate illegalmente.

Redazione

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