Cambiamenti climatici. In un report del CMCC le previsioni dei rischi per il Belpaese

Di Luca Rossi  

Il Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) ha rilasciato in questo mese un report sui rischi per l’Italia legati ai cambiamenti climatici e alle strategie che è necessario vengano messe in atto.

Il report, disponibile al link https://www.cmcc.it/analisi-del-rischio-i-cambiamenti-climatici-in-italia, ha l’obiettivo di evidenziare quali sono gli scenari di cambiamento climatico attesi per l’Italia e i connessi rischi in corrispondenza di diversi possibili livelli di riscaldamento globale; vengono quindi messe in evidenza le priorità di intervento, anche in riferimento alla valutazione economica delle stesse e alle opportunità finanziarie, affrontando diverse tematiche anche con l’ausilio di messaggi chiave, chiare ed intuitive info-grafiche, e un sommario esecutivo, che ne facilita la lettura e l’utilizzo.

Lo scenario che ci si presenta, vede, nel migliore dei casi, ovvero con basse emissioni di CO2 e robuste iniziative di mitigazione, un incremento previsto per la temperatura media in Italia di 2 °C, ma che, nel caso di elevate emissioni e nessuna iniziativa di mitigazione, sarà di 5 °C, con tutte quelle che sono le conseguenti problematiche connesse.

L’analisi degli esperti si focalizza allora sul rischio aggregato nazionale, che vede gli effetti dei cambiamenti climatici non fare sconti ad alcuna delle diverse aree geografiche italiane; sui costi economici, gli strumenti e le risorse finanziarie; sugli ambienti urbani e sulle problematiche per la salute connesse all’inquinamento dell’aria; sul rischio idrogeologico, in particolar modo nelle aree alpine ed appenniniche; sulle risorse idriche, che vedono una forte competizione tra i settori civile, agricolo, industriale, ambientale, e di produzione di energia; sull’agricoltura, che sempre meno può contare su costanza e sicurezza delle produzioni; sugli incendi boschivi, per i quali è previsto un allungamento delle stagioni a rischio ed un incremento delle aree vulnerabili. Nello specifico, questo ultimo punto, può tradursi in un aumento delle aree bruciate, con conseguente aumento delle emissioni di gas serra e del particolato, con impatti sulla salute umana e sul ciclo del carbonio.

Autore dell'articolo: Redazione

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