I lati oscuri del mondo forestale: i boschi mondiali luogo di illeciti delle Ecomafie

I traffici e le attività illegali nel settore foresta-legno fruttano alla criminalità mondiale tra 30 e 100 miliardi di euro ogni anno. E il 20% delle importazioni di produzioni forestali nella Ue sono illecite. I dati sono contenuti nel capitolo sul legno, curato dal PEFC Italia nell’ambito del nuovo Rapporto ECOMAFIE 2016 di Legambiente

Roma, 5 luglio 2016 – Il fenomeno è spesso poco noto ma i suoi confini sono immensi, sia dal punto di vista geografico sia economico: tra 30 e 100 miliardi di euro ogni anno finiscono nelle tasche della criminalità in tutto in mondo a causa delle attività illegali del settore foresta-legno. Cifre che rendono questa attività, in termini di fatturato economico, seconda solo al commercio della droga. La scomoda verità è contenuta nel capitolo dedicato al mondo del legno del rapporto ECOMAFIA 2016 di Legambiente, curato da Antonio Brunori ed Eleonora Mariano del PEFC Italia, sezione nazionale dello schema di certificazione per la gestione forestale sostenibile più diffuso in Italia e nel mondo.

 

I dati della ricerca, che riprende analisi del Programma Onu per l’Ambiente UNEP e di Interpol, evidenziano come “le attività illegali nel settore foresta-legno sono pari a circa il 30% del totale dei tagli forestali, contribuendo con una percentuale compresa tra il 50% e il 90% alla deforestazione in alcune aree tropicali, come Africa centrale, Amazzonia e Sud-Est asiatico”. E il fenomeno coinvolge direttamente sia l’Europa sia il nostro Paese: nel Vecchio continente sono importate illegalmente e senza alcuna tracciabilità almeno il 20% delle importazioni di prodotti di origine forestale (i derivati da legno e carta), provenendo da processi di deforestazione, frode doganale, illeciti amministrativi, corruzione e altri crimini ambientali e finanziari. “Secondo Forest Trends – si legge nel rapporto – nel 2011 la Ue a 27 Stati ha importato legno e prodotti legnosi (esclusa carta e polpa di cellulosa) per un valore di 15,11 miliardi di euro”. Le principali zone di esportazione verso l’Italia? Cina, Russia, Sud-Est asiatico, Est Europa, America e Africa centrale. L’82% di tali importazioni arriva da zone classificate ad alto rischio di corruzione.

 

In questo quadro, l’Italia, quarto importatore al mondo di legno (con oltre 10 miliardi di euro), appare particolarmente esposta ai flussi illeciti: è infatti il primo mercato per l’import di tronchi e altri prodotti legnosi da Paesi riconosciuti a livello mondiale per gli alti livelli di illegalità del settore: Bosnia, Albania, Serbia, Romania, Camerun e Costa d’Avorio. “Sotto questo profilo sono del tutto realistiche, e forse stimate per difetto, le stime ufficiali che calcolano un range che oscilla tra il 10 e il 20% di legname che entra nel nostro Paese dopo essere stato tagliato oppure commercializzato in maniera illecita, per un fatturato di circa due miliardi di euro” hanno dichiarato i due autori del capitolo di Ecomafie. Non un caso che, solo nel 2014, il settore in Italia abbia visto 41mila controlli effettuati con 5mila sanzioni amministrative comminate, 500 persone denunciate e 12 arresti o fermi da parte del Corpo Forestale dello Stato.

 

I danni del fenomeno sono ovviamente economici ed altrettanto evidenti sono le ripercussioni ambientali e sociali: deforestazione, inquinamento delle acque, cambiamento climatico, perdita di biodiversità, conflitti per il possesso delle risorse primarie, violazione dei diritti umani, corruzione, sottrazione di territori alle comunità indigene. Per contrastare il problema, la risposta non può ovviamente essere solo nazionale. Per questo l’Ue ha varato negli ultimi anni i regolamenti FLEGT e Timber Regulation che impongono agli operatori economici del settore legno di ottenere dai propri fornitori informazioni sulla provenienza del materiale importato e valutando il rischio di provenienza da fonti illegali.

Per indagare sul traffico illegale di legname dai Balcani e per evidenziare le falle degli attuali regolamenti Ue, la DG Affari Interni della Commissione europea nell’ambito del Programma ISEC (Prevenzione e lotta al crimine) ha finanziato il progetto TREES, del quale il PEFC è partner. I risultati delle ricerche effettuate saranno presentati in un incontro pubblico a Roma il 14 luglio presso i locali del CREA – Centro di ricerca per la patologia vegetale in via C.G. Bertero 22.

Iscrizioni ed accrediti stampa sono aperti fino al 10 luglio prossimo. Per maggiori informazioni:

www.trees-project.eu

Per la registrazione al meeting: https://docs.google.com/forms/d/1A2lMyqOWeLRCYqo7iOEi0-e0XMCF0n9n-38WwLWIbt4/viewform

Redazione

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