Certificazione forestale PEFC del bacino del Congo: buone novità e prospettive

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Chi è Luigi Bovolenta e il suo lavoro in Control Union?
Sono un’auditor di terza parte che lavora dal 2000 come auditor per la Gestione Forestale Sostenibile e la Catena di Custodia per gli schemi PEFC e FSC. Attualmente lavoro per Control Union, organismo di certificazione internazionale accreditato per vari standard ambientali e non solo, che opera in74 Paesi. Sin dalla sua nascita, Control Union è accreditato per verifiche di terza parte nelle catene di custodia per vari schemi, incluso il PEFC. Al momento in Italia operiamo nello schema PEFC solo per le catena di custodia ma, l’idea in futuro, è quella di fare tesoro dell’accreditamento ricevuto in Bacino del Congo ed estendere, anche in Italia, l’accreditamento anche per la Gestione Forestale Sostenibile.

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Luigi Bovolenta, auditor di terza parte per Control Union

Nel settore forestale in Africa, qual è l’attuale situazione del contesto e modello organizzativo?
Partiamo analizzando il contesto della struttura organizzativa del mondo forestale nel Bacino del Congo, che ha delle notevoli differenze rispetto a quello italiano. La struttura delle organizzazioni si basa sulle concessioni (chiamate UFA: Unité Forestrière d’Aménagement), ovvero le superfici forestali di proprietà statale che vengono date in concessione trentennale ad aziende locali o non locali. In questo quadro, il gestore dell’UFA, chiamato concessionario, ha l’obbligo di gestire il bosco secondo le leggi di sostenibilità individuate dallo Stato. Il Piano di gestione forestale è redatto dal concessionario ed ha validità di 30 anni. Esiste poi una pianificazione di secondo livello più snella, a validità quinquennale, e una pianificazione di maggior dettaglio per le specifiche operazioni annuali. 

Illegalità e settore forestale: qual è la situazione vista da vicino e che ruolo può ricoprire la certificazione?
In tema di illegalità: contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le illegalità relative a problemi di mancanze di tracciabilità, deforestazione o tagli illegali, seppur presenti, non rappresentano il problema principale che è invece rappresentato dalle condizioni sociali dei lavoratori. In Gabon per esempio c’è infatti la possibilità di assumere gli operatori forestali con contratti trimestrali, e questo crea spesso confusione tra la corrispondenza del periodo effettivo di lavoro con quello registrato ufficialmente dalle autorità creando problemi di lavoro non regolare soprattutto a livello di contribuzione ai fini pensionistici. 

Un punto di svolta in ottica socio-economica e di miglioramento delle modalità di gestione del patrimonio forestale è stato attuato dal governo del Gabon, che ha stabilito che entro il 2025, tutte le concessioni operative dovranno essere certificate per la legalità e per la sostenibilità della gestione forestale. Così facendo ciascun concessionario godrà di una notevole riduzione sulla tassa di concessione della superficie forestale. Secondo il mio punto di vista, questo si ripercuoterà positivamente entro pochi mesi sulle concessioni interessate a certificarsi.

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Foto di Luigi Bovolenta

Quali sono le filiere forestali più diffuse nei Paesi africani, e a quale mercato si rivolgono principalmente? 
20 anni or sono, il mercato era prevalentemente orientato alla commercializzazione di tronchi o tavole grezze, che venivano così esportati all’estero. Attualmente, nel Bacino del Congo, la tendenza è quella di realizzare in loco almeno una prima fase della trasformazione e spesso arrivare a produrre pannelli sfogliati e tranciati. Queste nascenti aziende di prima o seconda trasformazione, hanno spesso proprietà estere (indiane, malesiane, di Paesi europei…). Questi prodotti, fino al 2010 venivano esportati prevalentemente in Europa e America, ora è divenuto prevalente il flusso in uscita verso India e Cina, soprattutto quest’ultima sempre alla richiesta di legname.

Il legno certificato è prezioso, e le aziende che lo commerciano attuano una strategia di vendita molto oculata vista la sua importanza, cercando di mantenere un prezzo congruo alla domanda di mercato.

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Foto di Luigi Bovolenta

Control Union Italia si è accreditato per le verifiche della GFS nel Bacino del Congo, come è stato l’iter di accreditamento? E per quali Paesi è valido?
Il processo di accreditamento è stato difficile e articolato. In Gabon si sono succedute problematiche di vario genere, a partire dalla complicazione nell’individuare l’ente di accreditamento locale, oltre a varie problematiche politiche, ma comunque si è giunti al 13 febbraio 2024, data in cui Control Union Italia ha ricevuto ufficialmente l’accreditamento PAFC/PEFC per condurre audit in Bacino del Congo.

Lo standard PAFC (Pan African Forest Certification), sistema regionale che ha ottenuto l’approvazione del PEFC il 16 dicembre 2021, è applicato in 4 Paesi del bacino del Congo, in cui Control Union opererà, ovvero: Gabon, Camerun, Repubblica del Congo e Repubblica Democratica del Congo, che contano complessivamente circa 6,5 milioni ettari di boschi certificati per la gestione forestale sostenibile, un dato che stimiamo sarà presto rivisto al rialzo (Associazione Tecnica Internazionale dei Legnami Tropicali, 2023).


Che impatto può avere sul territorio africano e sul mercato il nuovo accreditamento di Control Union Italia per il bacino del Congo?
L’impatto previsto sul territorio africano, in termini di superficie che sarà presto certificata è molto grande.

A partire dalla data ufficiale di accreditamento, Control Union ha ricevuto molte richieste dal territorio in considerazione. Nel mese di gennaio 2024 abbiamo già realizzato un audit in campo di una proprietà forestale di oltre 1,1 milioni di ettari, la quale riceverà entro poche settimane il suo certificato di gestione forestale sostenibile PAFC/PEFC. Nel mese di febbraio 2024 abbiamo chiuso un ulteriore audit per una superficie di 135.000 ha e siamo in fase di stesura del report. Come anticipazione possiamo dire che stiamo anche lavorando ad una richiesta di un’azienda che ha già avviato le pratiche per una superficie di 140.000 ettari. 

Come si evince da questi dati, le certificazioni in questo bacino contano superfici molto ampie, e la fiducia che queste possano ripercuotersi positivamente in termini ambientali ed economici è tangibile, con la speranza che possano innescare un meccanismo virtuoso anche e soprattutto sulle carenti condizioni sociali di cui abbiamo parlato. 

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Foto di Luigi Bovolenta

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Francesco Marini

Gestione Forestale Sostenibile e processo revisione standard GFS

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